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domenica 24 luglio 2016

Chi l'ha detto? ... quello di Barbiana

Ancora una volta mi accorgo di quanto poco so di uno dei miei maestri, quelli che insegnano nel tempo a distanza.
Pensiero ritrovato e condiviso:-) Pensiero quanto meno attuale.


"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri".

don Lorenzo Milani






martedì 28 giugno 2016

"Bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto"

"Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto".

(Lettera ai giudici - don Milani)

Càpito per caso sulla pagina Facebook dedicata a don Lorenzo Milani e mi attira la frase che ho copiato e incollato in apertura del post. In particolare mi piace il richiamo a sentirsi "l'unico responsabile di tutto".

In famiglia, a casa, chi butta la spazzatura, chi manda l'email, chi sbaglia e chi paga, cioè tutti, chi riceve il premio e chi lavora a prescindere, chi si rifiuta di eseguire e ci mette anima e corpo.

Questo secondo me è fare la rivoluzione: scardinare i luoghi comuni, il lamento facile e mai tirarsi indietro anche se non direttamente coinvolti in una situazione, bella o brutta. Porterà un sacco di problemi, e il sacco resta.

Mi sembra un buon modo di tornare a scrivere e ascoltare "parole in cuffia".






martedì 26 maggio 2015

Hey, Teachers, leave those kids alone! ... soli ma non troppo

Il sistema scolastico che opprime e il sistema fabbrica che aliena. Gli studenti col volto coperto e gli gli operai che marciano lenti: il video Another Brick in the Wall dei Pink Floyd come il film Metropolis di Fritz Lang.

"Lasciateci stare" ma al tempo stesso "non perdeteci di vista", non per controllare ma per costruire reti di fiducia. Nell'ora d'aria giochiamo in cortile e pretendiamo che gli insegnanti stiano con noi ma non al cellulare o a fumare tra di loro. Nel lavoro vogliamo il capo che non stiamo dietro a vedere il nostro pc ma davanti a mettere la faccia di strategia e azioni. Tutti responsabili.

Questa dovrebbe essere la buona scuola e il buon lavoro di ogni mattina, no?


domenica 3 maggio 2015

Ma poi cos'è un Daredevil rosso?

Per Tess

Giù nello Stretto le onde schiumano
come dicono qui. Il mare è mosso e meno male
che non sono uscito. Sono contento d'aver pescato
tutto il giorno a Morse Creek, trascinando avanti
e indietro un Daredevil rosso. Non ho preso niente.
Neanche un morso. Ma mi sta bene così. E' stato bello!
Avevo con me il temperino di tuo padre e sono stato seguito per un po' da una cagnetta che i padroni chiamavano Dixie.
A volte mi sentivo così felice che dovevo smettere
di pescare. A un certo punto mi sono sdraiato sulla sponda
e ho chiuso gli occhi per ascoltare il rumore che faceva l'acqua
che soffia giù nello Stretto, eppure è diverso.
Per un po' mi sono concesso il lusso di immaginare che ero morto
e mi stava bene anche quello, almeno per un paio
di minuti, finché non me ne sono ben reso conto: Morto.
Mentre me ne stavo lì sdraiato a occhi chiusi,
dopo essermi immaginato come sarebbe stato
se no avessi davvero potuto più rialzarmi, ho pensato a te.
Ho aperto gli occhi e mi sono alzato subito
e son ritornato a esser contento.
E' che te ne sono grato, capisci. E te lo volevo dire.

Nell'ultimo post parlavamo di poesie, eccone qui una. Fu scritta da Raymond Carver, che ce la apre come fosse una cozza nel libro Il mestiere di scrivere, che per tutti gli amanti di pagine scritte e punti, punti e virgola è un riferimento importante.

Quanto poco pudore, questo Carver che passa con disinvoltura dall'amo di pesca all'amo verso Tess, e poi chi è Tess? Non la nomina mai, se non nel titolo. Ci dice che ha un padre che aveva un temperino, semmai. Ci fa ascoltare il rumore del mare appiattito sulla sponda come fosse morto, ci ricorda che le onde "schiumano" e allora le orecchie dei ragazzi di oggi potrebbero rizzarsi come quelle della cagnetta Dixie al suono di una parola conosciuta che loro usano spesso per indicare quando sono arrabbiati, "fuori di sé dall'ira", dice il dizionario Treccani e allora quanto sono bravi a passare a un uso figurato della stessa parola che nasce dal mare.
E poi il gran finale, la necessità di dire quello che si prova. E quella "e" dopo l'ultimo punto si ribella a tutte le regole di grammatica delle elementari e delle prof nelle scuole a seguire e aiuta il sentimento a uscire e diventare pubblico. Applauso.

Ecco, queste sono solo alcune note di quello che accade dentro la poesia, Carver non si ferma: con la stessa disinvoltura  nel libro che la contiene ci dice perché l'ha scritta e prima di tutto cos'è una poesia.

"Ricordatevi che una poesia non è soltanto un atto di espressione personale. Una poesia o un racconto è un atto di comunicazione tra lo scrittore e il lettore. [...] Credo di essere nel giusto quando penso che quella di essere capito sia una premessa fondamentale da cui qualsiasi buon scrittore deve prendere le mosse o, piuttosto, una meta da prefiggersi.

Ma poi cos'è un Daredevil rosso?;-)



domenica 24 agosto 2014

Diario di un maestro oggi

Non avevo mai visto Diario di un maestro, lo sceneggiato Rai degli anni Settanta in cui l'attore Bruno Cirino non sembra un attore ma un maestro vero, per cui il regista Vittorio Della Seta realizza poi un film documentario per il cinema, grazie a cui ascolto con piacere ora su Rai Premium le storie dei ragazzi e della borgata del Tiburtino III a Roma. Soprattutto, non avevo mai letto Un anno a Pietralata, dello scrittore e insegnante Albino Bernardini da cui cinema e tv prendono spunto.

Quello che mi colpisce è semplicemente il tempo. Quello che il maestro dedica ai ragazzi per riprenderli dalla strada e fargli scoprire in classe e di nuovo in giro per Roma che nessuna esperienza di vita va persa. Va però riconosciuta, osservata a distanza di anni, messa insieme alle altre e anche portata in classe.

E oggi? Oggi cioè quest'anno è uscito il film La mia classe, in cui gli studenti di ieri delle borgate sono i ragazzi immigrati e il maestro è Valerio Mastandrea. Quello che mi è piaciuto, oltre al film, è questa intervista alla sceneggiatrice Claudia Russo.


sabato 30 novembre 2013

"Ripartirei dalle cose, non dalle parole"

Tullio De Mauro a Otto e mezzo ricorda che "non solo per i politici, ma per la classe dirigente, era meglio un discreto tasso di analfabetismo". L'Italia non investe sulla scuola e la figura del docente è bistrattata, invece bisognerebbe ripartire da lì, con investimenti sulla sua formazione.

E allora la domanda della prof di lettere al liceo non sarebbe più "Vuoi studiare letteratura? Per ridurti a fare l'insegnante!?" ma diventerebbe l'esortazione "Studiate ragazzi, diventate bravi in qualunque campo e passate quello che sapete agli altri!"
Ecco, io penso che la colpa italiana sia stata e sia ancora l'egoismo. Che significa la propria raccomandazione al lavoro così come i compiti copiati a scuola e all'università, che significa un lavoro sudato a tutte le ore e nessuna ora disponibile per gli altri, quelli che un lavoro non ce l'hanno così come non avevano ieri un banco in cui sedersi. Che significa che se sei a posto tu, se hai preso un buon voto, allora il mondo gira per forza per il verso giusto.

Ci sono così tante affinità, da sempre, tra la scuola e il lavoro, che a volte perfino i miei colleghi li vedo come forse erano trenta anni fa, alcuni anche di più. Non direi loro niente, così come non lo dico ora, ma farei mie le parole di De Mauro stasera: "Ripartirei dalle cose, non dalle parole".

Quindi i compiti in classe non si copiano ma si preparano prima, quindi i banchi ci sono per tutti e non solo per chi paga, quindi i banchi non si sporcano ma se ne ha cura. Quindi basta parlare di lavoro, classe dirigente che ignora le storie contigue di una medietà che è diventata mediocrità dilagante.


sabato 16 novembre 2013

Registrare, un rimedio contro il mal di schiena dei piccoli e dei grandi

Dunque, i bambini hanno il mal di schiena perché passano troppo tempo seduti in compagnia di pc, tablet e videogiochi. Non lo ammettono facilmente ma i ricercatori del centro ospedaliero dell'università Abertawe Bro Morgannwg (Galles) ne hanno analizzato un piccolo campione di 200, tra i 7 e i 18 anni, e dai dati è emerso che il 64% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni soffre di mal di schiena.

Il paradosso è che se negli zaini portassero comodi tablet anziché pesanti libri di testo il problema del mal di schiena per il trasporto potrebbe essere superato, rimarrebbe il mal di schiena causato dal troppo tempo seduti anziché in movimento.

L'homo technologicus inizia da piccolo le nuove abitudini della specie, compresa la sedentarietà.
Un rimedio, oltre alle corse e al pallone, alla natura e agli animali (ma ai bambini di oggi fanno sentire l'odore delle capre o conoscono virtualmente solo le specie più rare del mondo sottomarino?) è la registrazione di storie.

Girare con un registratore, avvicinare le persone di famiglia, farsi raccontare delle storie e prima di tutto ascoltare è un movimento, semplice e importante.
A Kid's Guide to Recording Stories è un regalo originale che i genitori potrebbero inventarsi e vivere insieme ai figli. Mio papà lo faceva e "per colpa sua" m'è rimasto il gusto di microfono e registrazioni.

Leggetevi tutti i punti di questa simpatica guida a cura della giornalista e scrittrice Katie Davis pubblicata sul sito Transom.org, provate a usarla nel vostro quartiere, nella vostra cerchia di genitori in movimento o con i ragazzi più riottosi: funziona e vi divertirete tanto insieme.



venerdì 11 ottobre 2013

Scuole di facciata

La prossima settimana partecipo a TEDxtrastevere, occasione di incontro e ascolto su idee legate al tema dell'acqua risorsa vitale. L'evento segue le famose TED talk, le chiacchierate argute e motivanti di esperti e appassionati di vari settori, non più e non solo Technology, Entertainment, Design.

Ecco, caso mai uno si chiedesse se ho paura e temo di non essere all'altezza. Risposta, ho paura e temo di perdermi per strada anche se la strada la conosco, è al centro di Roma, conservo i suoni che la caratterizzano.

Senza anticipare nulla, ché le sorprese mi piace riceverle e anche farle, e soprattutto perché il programma non è ancora uscito, accenno solo che parlerò di scuola e di ascolto e di un'esperienza particolare di ascolto a scuola.

Forse proprio perché sono concentrata su questi temi, stamattina andando al lavoro non ho potuto fare a meno di osservare con ancora più attenzione del solito le scuole che stanno sul mio percorso: quattro di cui una elementare, due istituti tecnici, un liceo mi pare linguistico. Tre di periferia, una frequentata da Suv. Tutte e quattro sono brutte, soprattutto i casermoni grigi dei due istituti tecnici: sono già bravi i ragazzi a decidere di entrare ogni mattina in quello che sembra un carcere con le sbarre alle finestre e mi stupisco che non ci siano scritte e disegni a dargli un po' di colore. Peccato non aver fatto una foto.

Poi mi ha attraversato davanti un ragazzino assonnato con le cuffiette nelle orecchie: ho approfittato delle strisce pedonali per non farmi gli affari miei e dalla macchina incitarlo ad andare a scuola con più energia, chissà se il gesto sarà stato interpretato bene, oso dire di sì. Perché il ragazzino stava entrando in una scuola più bella, la quinta nel mio viaggio casa-lavoro, e delle facciate tinteggiate, del giardino con le piante e qualche fiore devi essere grato, contento, felice e ringraziare.

"Non garantiamo che al termine di TEDxTrastevere il pubblico sia totalmente soddisfatto, non è questo il nostro obiettivo. Siamo alla ricerca di idee, di storie che possano ispirare nuovi progetti, capaci di trasformare positivamente diversi scenari del mondo contemporaneo, secondo lo spirito del TED".

Quasi quasi cambio il tema del mio intervento e parlo delle scuole che hanno rinunciato ad avere una faccia ma si accontentano di una facciata, brutta (e parlerei delle scelte e non scelte scellerate sulla scuola da molti anni a questa parte). Mi auguro che là dentro, comunque, insegnanti e studenti facciano succedere cose belle.



mercoledì 2 ottobre 2013

A scuola di ascolto

Dunque, dalla trasferta di Berlino mi porto dentro la luce particolare della città in cui faceva freddo ma le cuffie mi hanno riscaldato abbastanza. Mi porto dietro anche l'improvvisata spiegazione che ho dato a un pubblico attento e curioso del mio tedesco sulle diverse abitudini di ascolto fra Germania e Italia. Qui in Italia chi di noi racconta ai bambini le storie, compra e ascolta audiolibri, partecipa il sabato sera a festival come il Berliner Hörspielfestival? In Germania succede, il genere esiste, le radio ci investono. Non che voglia fare un confronto che arrivi a far aumentare lo spread, sia mai, ma i punti interrogativi italiani di fronte alle pratiche di ascolto nella Germania in cui sono stata sono al più punti esclamativi, solo questo.

E allora torno a Roma, riassaporo il caldo, sui mezzi pubblici incontro le facce dei ragazzi che vanno a scuola e a cui capita di incontrare anche loro, i Piccoli Maestri. Beati loro, gli scrittori che vanno in classe a leggere il libro del cuore per far nascere la passione della lettura, beati i ragazzi che ricevono il dono comunque vada a finire, beati i maestri stessi, cioè gli insegnanti che aprono il programma didattico ad altro che è la base del programma stesso.

"Ognuno di noi ha scelto un libro che ama, quello dal quale magari tutto è partito, quello che ci ha fatto capire che stavamo sbagliando tutto, quello che per la prima volta ci ha fatto domandare «chi sono io?». O molto più semplicemente il libro che più ci ha fatto ridere, o piangere, o saltare sulla sedia".

Ecco, copio dall'articolo di Emilia Zazza sul Corriere di ieri la spinta a entrare in classe, ognuno ha la sua e non per forza il suono è quello della campanella, e partecipare alla costruzione della propria identità e di quella degli altri. Loro saranno pure beati ma si danno da fare per sé e per gli altri, forse sono beati proprio per questo. 

In questo inizio di ottobre e dopo le prime settimane di scuola tanto vale dircelo subito se siamo disposti a impegnarci per far emergere passioni e speranze, a dispetto di chi ci vuole guerrieri o scansafatiche.




mercoledì 11 settembre 2013

La scuola fuori cattedra

Nei primi giorni di scuola riascolto fino allo sfinimento i pensieri sulla scuola del film-documentario La voce di Pasolini.

"Penso perciò che gli studenti dovrebbero lottare non per pretendere dall'autorità attuazioni di diritti, o perlomeno non solo per questo, ma per pretendere da se stessi di essere la parte più importante, reale, dell'opinione pubblica"

Non continuo a spiegare il "perciò" di cui ho omesso il riferimento e che spiega l'incipit del pensiero né la fine di questo estratto preso da YouTube. Penso sia un invito potente a ridarci i ruoli, chi sta dietro e chi sta davanti alla cattedra, e oggi proprio indipendentemente dalla cattedra.

Poi in questo settembre c'è chi la cattedra non la vuole, la teme più di uno schiaffo e di un gol in porta, e chi allora fa a meno di un pezzo di legno per avvicinarsi a Pinocchio in altri modi. Eraldo Affinati nel nuovo libro Elogio del ripetente dà un ruolo a chi alla fine ascolta, con tutta la buona volontà di cui dispone, chi riesce a trovare un pertugio tra problemi in famiglia, videogiochi, strade pericolose.

"Il ripetente resta responsabile di quello che fa. Non può essere giustificato. Ma, come tutti noi, non sbaglia da solo. Vive in un sistema che circoscrive i confini della sua libertà e determina la forma dell'azione collettiva".

Ci vengono in soccorso le 10 regole sull'insegnamento del filosofo e matematico Bertrand Russell, una sorta di micro manifesto di cui invito alla lettura integrale nel sito Brain Pickings di Maria Popova e di cui riporto tradotti i tre punti che mi sono piaciuti di più.

"1. Non ti sentire certo di nulla
  7. Non temere di avere idee eccentriche, perché quella che ora è un'opinione riconosciuta un tempo   era eccentrica.
  9. Sii scrupolosamente vero, anche se la verità è scomoda, perché è molto più scomoda quando cerchi di nasconderla".




domenica 16 giugno 2013

Domani niente scuola. E invece sì

Il titolo del post è il titolo di un bellissimo libro di Andrea Bajani che racconta da infiltrato tre gite scolastiche, e quindi il mondo gli adolescenti, la scuola, l'Italia, i "grandi". Domani niente scuola, appunto.

E invece domani e nei giorni a venire si può fare una scuola diversa sfruttando le limitazioni dell'ambiente e anzi costruendone uno nuovo, sia fisico sia d'apprendimento. E' l'esperienza documentata e portata al TED di Sugata Mitra, il tecnologo indiano che ha dato a un gruppo di ragazzini delle baraccopoli indiane un computer connesso a internet e che ha scoperto come in poco tempo i ragazzi avessero imparato da soli a usarlo, a cercare informazioni, a imparare un po' l'inglese. Ha portato l'esperienza in altri contesti simili e ha lanciato il programma Sole, Self Organized Learning Environment

Lo racconta oggi l'articolo di Luca De Biase su Nòva del Sole 24 Ore: "Chiunque abbia intenzione di provare il sistema potrà scaricare un kit dalla rete e applicare il metodo nella sua scuola o nel suo quartiere".

La scuola e soprattutto chi l'ha lasciata, chi non l'ha mai potuta frequentare, chi non la considera un luogo è un argomento, anzi un fatto, che mi sta a cuore. L'apprendimento libero mi fa pensare, ma i pensieri non sono ancora ordinati per poterli condividere. Voi che ne dite? Io intanto scaricherò il kit preparato da Mitra il cui lavoro, come chiude De Biase nell'articolo, è un esempio. E, per citare Alessandro Bergonzoni, è finito il tempo degli esempi: "Gli esempi siamo noi, non quello che scrive il grande libro. Don Ciotti, Peppino Impastato, quand’è che diventiamo come loro? Non possono fare tutto loro. Gli esempi siamo noi". Bergonzoni l'ho ascoltato ai Radio Days il 25 maggio scorso a Sasso Marconi, informazione di potenza

E scusate se il post del sabato è uscito di domenica, a volte succede.


sabato 12 gennaio 2013

Una buona idea per cominciare l'anno nuovo

"Sono orfano di pomeriggi al sole, delle mattine senza giustificazione
Dell’era di lavagne e di vinile, di lenzuola sui balconi
Di voci nel cortile"

E' un momento della canzone Una buona idea, di Niccolò Fabi, che fa il paio con l'articolo Ricominciamo dai piccoli di Marina Terragni, oggi su Io donna. Perché?

Perché "l'anno nuovo è un bambino pieno di fiducia", scrive Terragni e "Mi basterebbe essere padre di una buona idea", ripete Fabi ... "Di uno slancio che ci porti verso l’alto, di una cometa da seguire, un maestro d’ascoltare".

E anche senza andare lontano, senza per forza lo sguardo al cielo, troviamoci un maestro in carne e ossa da ascoltare e mettiamolo alla prova, diventiamo noi stessi maestri con il carico di responsabilità che questo comporta: vogliamo riconoscerci padri e madri di qualche buona idea? Magari quelle che fino al 2012 abbiamo scartato e che nel 2013 possono diventare i nostri futuri regali di Natale, questi sì da scartare e condividere con gioia?

Marina Terragni ricorda l'incontro organizzato a Milano da Terre di Mezzo editore e onlus, bambini delle scuole e scrittori nell'ambito del progetto sulla scrittura creativa La grande fabbrica delle parole.

Ecco, questa è una buona idea:-)



sabato 10 novembre 2012

Il corpo della scrittura

"La prepotente Susetta in realtà è convinta di non saper fare niente. La sua autostima molto precaria crolla di fronte alla scrittura, paralizzandola perfino quando scrive sotto dettatura... La scrittura, intesa prima di tutto come grafia, ha a che vedere con l'immagine corporea dello scrivente. I ragazzi, non solo a Chance, aborrono le loro grafie perché sono sgraziate e informi proprio come loro si percepiscono.... E' un dato incontrovertibile che quando al ragazzo ciò che ha detto o scritto in modo informe viene restituito in una forma bella e ordinata, la sua reazione è di incredula meraviglia, quasi non si capacita che da lui sia uscita una cosa così pregiata: ne esce rafforzata la sua immagine di sé, insieme con il valore della scrittura".

Chi parla, anzi chi scrive, è Carla Melazzini, maestra di strada nei quartieri periferici di Napoli e autrice del libro Insegnare al principe di Danimarca, che sto leggendo in questi giorni.

L'immagine corporea dello scrivente mi viene restituita oggi che ho appena finito di partecipare - sono andata via prima, me ne scuso ancora ma non potevo fare altrimenti - al corso di Monica Dengo Il potenziale creativo della scrittura a mano, di cui segnalo il tweet #scriviamoamano. Ebbene sì, la mia compagna di banco oggi era l'amica Luisa Carrada, e il corso si è tenuto nello studio-laboratorio dell'altra mia amica Roberta Buzzacchino, che vuoi di più?

calligrafia di Monica Dengo
Non è stato facile ricominciare a impugnare con disinvoltura matita e pennarello, seguire la linea, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal tratto, con la mano destra e con la mano sinistra, respirare e badare solo alle forme, cioè all'immagine che veniva fuori.

Nonostante il pc io continuo a scrivere spesso a mano, testi non lunghi, lettere che se sono intime allora necessitano di una carta particolare, di spessore, di penne dal tratto che dipende dallo stato d'animo e dai pensieri che esprimo, però. Però non riuscirei più a scrivere un tema senza stancarmi molto. Voglio dire, oggi che facciamo tutto in velocità e con tempi affannati, non siamo più abituati alla stanchezza fisica, così come alla soddisfazione di aver svolto un lavoro fisico e alla bellezza di trovare restituiti in un oggetto, in bella copia, comprese cancellature e correzioni, il nostro sforzo e la nostra soddisfazione.

Per questo ho messo insieme le parole di Carla Melazzini (a cui ho rubato il titolo di questo post) e quelle di Monica Dengo, a cui va il mio grazie per la semplicità con cui porge le lettere a noi che al massimo facciamo caso a qualche lettering tipografico. Proprio le lettere, la "a", la "p", la "k"...


venerdì 24 agosto 2012

Per non essere barche nel bosco

Il fatto pubblico: Primo Consiglio dei Ministri dopo la pausa estiva e presentazione del "piano giovani", un insieme di misure contro la crisi e a favore delle competenze e dei talenti dei ragazzi.
Il piano prevede interventi nei settori della scuola e delle start up. In questo secondo ambito, l'obiettivo è aiutare la nascita di nuove imprese riunendo in un Fondo Unico le risorse già disponibili che finora però non sono state usate appieno.

Dal 29 e 31 ottobre si svolgerà Startup Weekend Roma, l’evento che permetterà di definire una start up in due giornate di formazione, confronto, elaborazione sul campo del proprio progetto condiviso e votazione. Il premio è un piccolo finanziamento per iniziare a realizzare la propria idea.

La copertina del libro,
disegno e grafica di di G. Scarabottolo
Il fatto privato: Leggo con interesse l'articolo di Giuliomario Limongelli, ad di Groupon Italia, su CheFuturo! dedicato all'estero, alla passione per il lavoro e alle start up. Sembra essere una possibile risposta al video di cui parlavo in questo post.

Nel pacchetto dedicato ai giovani c'è anche la scuola. E qui il governo ha cinque obiettivi: promuovere una migliore scolarità in tutta la popolazione; potenziare l'istruzione tecnico-professionale; introdurre nuove modalità di reclutamento e formazione dei docenti; combattere la dispersione e l'abbandono scolastico; favorire la mobilità degli studenti con esperienze di studio e lavoro all'estero.

Be', visto che la scuola è uno dei miei chiodi fissi... non vedo l'ora di conoscere dettagli: tempi, soldi, azioni concrete sul territorio.
Intanto segnalo in argomento il bel libro di Paola Mastrocola Una barca nel bosco (ed. Guanda, 2004): mi auguro che qualcuno che decide gli interventi in ambito scolastico, e non, l'abbia letto e ne abbia fatto tesoro;-)

giovedì 21 giugno 2012

Tutti a scuola con la maturità

Il fatto pubblico: L'Italia si risveglia unita non solo per gli Europei di calcio ma anche in occasione dell'uscita delle tracce della maturità. Il tema interessa e se ne discute, e questo fa piacere. In genere la discussione vira sempre su "quando l'ho fatta io... non ricordo la traccia ma è stata un incubo che faccio ancora la notte". Perché?

La prova del primo giorno, quella d'italiano, è la più attesa, forse la meno temuta, certamente quella che appare più democratica perché vale per tutti i tipi di scuola. Il rischio banalità a fronte dell'analisi del testo o di temi che prendono spunto da riflessioni di grandi del pensiero è forte. Riporto le critiche e i commenti sul "tema di ordine storico" a partire da un testo di Hannah Arendt sullo sterminio degli ebrei e quelle sull'analisi del testo di Montale su Ammazzare il tempo, brano tratto da Auto da fè. Cronache in due tempi.


Il fatto privato: David Bidussa, storico sociale delle idee, afferma: "Quello che servirebbe è dare spunti di riflessione reali, che stimolino il pensiero degli studenti"... " Una frase dei Peanuts andrebbe bene: costringe a superare anche l’idea del contesto, considerato minore, del fumetto".

Aggiungo io, anche i Simpson, i personaggi di certi videogiochi o serial tv o ancora Hannah Arendt o Montale, ma non così, non con le domande dell'analisi del testo che sono vecchie e si riferiscono alla scuola e al pensiero dei genitori e non a quello degli studenti. I maestri del passato si studiano, si approfondiscono e si mettono in relazione con la banale grandiosità della vita di ogni giorno di tutti noi: chiediamo agli studenti di raccontarci di loro attraverso il pensiero di altri. A questo servono la storia e la scuola, a rimetterci tutti sulla stessa barca, prima o poi.

... Io avrei scelto la redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale, ambito artistico-letterario, argomento: il labirinto. Oppure, in ambito storico, Bene comune e bene individuale prendendo spunto da scritti di San Tommaso d'Aquino (La somma teologica), Jean-Jacques Rousseau (Del contratto sociale), Luigi Einaudi (Lezioni di politica sociale) e Giuseppe De Rita. Anche lì, la tentazione di uscire fuori tema sarebbe stata comunque forte.

sabato 14 aprile 2012

Dai voce a un libro

Il fatto pubblico: Finalmente un'iniziativa che mette insieme disabilità e abilità e che rende le une funzionali alle altre, superandole tutte. Di che parliamo? Del progetto Dai voce a un libro, lanciato dalla Biblioteca Frera di Tradate, in provincia di Varese, insieme con l'associazione Lions Club.
In pratica i ragazzi delle scuole cittadine presteranno la loro voce per leggere libri che saranno poi messi a disposizione di non vedenti o ipovedenti. In questo modo i primi riscoprono la lettura a voce alta, imparano tecniche di dizione e interpretazione, si avvicinano di più al testo e alle emozioni che suscita in loro. I secondi si appropriano delle voci e delle emozioni dei loro coetanei. Già, perché si tratta soprattutto di libri per ragazzi.

Il fatto privato: Mi ha fatto bene scoprire questa piccola grande notizia che si lega col mio prossimo spostamento a Perugia, in occasione del Festival Internazionale di Giornalismo. Venerdì 27 aprile dalle 15.30 alle 17.00 l'incontro su Raccontare la scuola abbandonata farà il punto sulla cosiddetta "dispersione scolastica". Li vogliamo riprendere coi suoni e far diventare protagonisti della loro crescita, 'sti ragazzi? Per fare questo servono progetti finanziati e qualcuno che creda alle idee di qualcun altro.

lunedì 16 gennaio 2012

Libri e parole in viaggio

Il fatto pubblico: Si chiama Ottimomassimo ed è una libreria su quattro ruote. Cioè un furgone, un bus, un camioncino, insomma un mezzo che trasporta libri. Libri per ragazzi. Alla guida dell’impresa editoriale ci sono Deborah Soria e Tiziana Martellaro, già libraie che da un po’ di tempo girano di città in città, di paese in paese in cerca del loro pubblico. Hanno cominciato con Roma e provincia, ora i km sono aumentati, resta stabile invece l’interesse verso il libro e il suo pubblico (soprattutto scuole), ogni nuovo lettore a cui si avvicinano con storie e promesse di felicità.

Il fatto privato: L’anno scorso una collega mi prestò un piccolo libro blu, edizioni Sellerio, dicendomi solo: “Secondo me ti piace”. E infatti aveva ragione: il Parnaso ambulante di Christopher Morley mi è piaciuto. Scrittura e atmosfere lontane, resta intatta nel tempo l’idea narrativa: la strada verso la libertà che una massaia americana troverà in un attrezzato bibliobus trainato da un grande cavallo, accompagnato da un simpatico cane e guidato da un eccentrico e sensibile professore-poeta. Il Parnaso ambulante faceva avvicinare le persone grazie ai libri. Mi chiedevo cosa si potesse fare oggi. Ottimomassimo mi ha risposto.

domenica 11 dicembre 2011

Il cane che ascolta. Anche in ufficio?

Il fatto pubblico: Compare su tre righe nella colonna a fianco a un bell'articolo per famiglie del Corriere della Sera di ieri, La gioia si insegna con l'aiuto delle favole. E' la notizia che in una scuola elementare di Oakhill a Tamworth, nello Staffordshire, un cane aiuta i bambini a leggere ad alta voce.

Foto tratta dal sito nestorepaladinoambiente.it
Danny, così si chiama il levriero, è un “cane che ascolta”: è stato inserito in un programma pilota, chiamato Reading Education Assistance Dogs (R.E.A.D.), inventato negli Stati Uniti. Tony Nevett, laureato in terapia assistita dagli animali, è il padrone del levriero, che spiega come Danny riesca a incoraggiare i piccoli per la sua presenza attiva. Non li giudica, non ride di loro, non trasmette ansia ma la tranquillità e la fiducia necessarie a superare l'ostacolo e leggere ad alta voce in aula.


Il fatto privato: Da oggi non si potrà più usare quella brutta espressione che è "non c'era neanche un cane ad ascoltarmi". Mi chiedo se sia possibile portare un cane in ufficio: per aumentare l'autostima del collega insicuro, per ridurre l'ansia della ragazza che si sente sempre sotto esame, per imparare a gestire i gruppi, gli imprevisti, i silenzi e il rumore. E io? Io ci giocherei, perché vado pazza per i cani e non ascolterei quella voce che mi direbbe: "Da domani vai a giocare fuori". Ecco, lascio Danny nella sua scuola nello Staffordshire, magari invito i colleghi a diventare ascoltatori attenti, alzando un orecchio e muovendo piano il capo, scodinzolando se è il caso;-)

mercoledì 16 novembre 2011

Tutti a scuola

Il fatto pubblico: Sabato scorso, il 12 novembre, si è svolto nelle 5 province laziali (In)formiamoci, il progetto di orientamento e motivazione rivolto agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Hanno organizzato l'evento i ragazzi dell'associazione Rena, a cui avevo già accennato in un precedente post.
In pratica, oltre cento "arenauti" provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero sono andati presso alcune scuole selezionate e hanno condiviso con gli studenti le loro storie personali e professionali, li hanno incoraggiati a scoprire e seguire le loro passioni e si sono proposti come mentori nel percorso di avvicinamento alla scelta universitaria o all’entrata nel mondo del lavoro.

Il fatto privato: Ho partecipato a (In)formiamoci e con alcuni ragazzi sono andata al liceo Righi di Roma. E' stata un'esperienza bella, faticosa, provocatoria: perché quando io ero a scuola ognuno si faceva i fatti propri? Perché al lavoro ognuno continua a farsi i fatti propri? Perché si plaude al presidente della Repubblica Napolitano quando dice che "l'italia deve diventare il più rapidamente possibile un Paese aperto ai giovani, deve offrire opportunità non viziate da favoritismi e creare per il lavoro sistemi assunzione trasparenti" e il giovane che nel frattempo ha messo i capelli bianchi e dice le stesse cose invece dà fastidio? Non è che certe verità passano ancora per ruolo ed età e distanza? Napolitano sta al Quirinale, il trentenne te lo trovi in casa.

sabato 24 settembre 2011

Studiare gratis. In Germania

Il fatto pubblico: La notizia è questa e sembra che possa non riguardarci: Ad Amburgo l'università torna gratuita. Dal 1° ottobre vengono cancellate le tasse universitarie per tutte le università pubbliche dello stato di Amburgo. Gli studenti tornano a studiare gratuitamente dopo che nel 2007 le tasse universitarie erano state reintrodotte e dopo che la primavera scorsa gli stessi studenti avevano protestato per ottenere la loro eliminazione.
Fare paragoni con l'Italia non serve ma agli spiriti non ancora morti e alle teste più sveglie fa venire ugualmente voglia di dire e fare qualcosa per trarre ispirazione da uno Stato con cui ci si confronta solo per motivi economici, anzi finanziari.

Il fatto privato: Parlare con gli studenti tedeschi, da sempre, è abbastanza scoraggiante: dalla tessera dell'autobus a quella del cinema, alle lezioni universitarie come alle feste tra compagni di corso, insomma nelle piccole e grandi cose che fanno la vita di chi studia, si capisce che la formazione dei ragazzi, praticamente in tutti i Länder, sta al primo posto. Ed è libera, uguale per tutti, possibile.