mercoledì 31 dicembre 2014

I buoni propositi

Me li chiede il capo, i buoni propositi per il nuovo anno. Rispondo che il mio anno inizia a settembre, a gennaio seguo il calendario ma preferisco sempre quello scolastico, il diario vince sull'agenda, pure se in ufficio ho lottato per ottenere quella di carta, perché sono una tradizionalista e altrimenti con la nuova penna stilografica che ci faccio? E così mangio cioccolata e mi dileguo.

Coi buoni propositi però a Capodanno ci gioco, provoco gli amici, stasera li lancerò dalla finestra, li riprenderò nel corso dell'anno e mi dirò che non ne ho seguito nessuno. Forse uno, quello che comincia ogni volta che mi abbasso e cambio prospettiva, non più alta ma bassa, non più aria ma terra: lo faccio a ginnastica per distendere la schiena, per respirare meglio con la pancia, per sciogliere tensioni. Lo faccio e torno piccola sulla coperta in cui giocavo a palla ed ero palla io stessa. 

Ed ecco il proposito, sentirsi totalmente immersi nell'attività che si sta facendo, la scrittura come la corsa o come l'attesa dell'autobus... perfino! Radicati al suolo pure se è sporco e si respira smog, e quando si è stanchi alzarsi e spostarsi, andare via, lasciare e ricominciare. Da piccola era la prima minestra e gli spaghetti per cui andavo matta, l'arrivo di mio padre dal lavoro la sera, la musica in casa. Era quell'alzarsi e immergersi ancora in un'altra cosa bella che appariva sempre nuova.

Buon anno.




venerdì 26 dicembre 2014

Natale, se non è solo per spot

Mai avrei pensato che l'anziano prete che celebra la messa avrebbe tirato fuori, proprio all'inizio dell'omelia della notte di Natale, uno spot pubblicitario, la Grande Guerra, il segno di pace. Va be', il segno di pace sì. Non sono sicura che tutti abbiano compreso l'intreccio - eravamo tanti, mancavano le fonti del discorso, l'audio può fare cilecca -, ma le premesse per uno storytelling crossmediale c'erano tutte.

Si parte dal video pubblicitario che la catena di supermercati britannici Sainsbury ha realizzato per vendere tavolette di cioccolata: tre minuti di una storia vera di tregua tra gli eserciti inglese e tedesco che nel 1914 si combattevano sul fronte belga e che decidono di darsi ore di pace, celebrano una messa, giocano a pallone, si scambiano doni e strette di mano. Nello spot il dono è la tavoletta di cioccolato che il soldato inglese aveva ricevuto per posta poche ore prima da casa e che il soldato tedesco si ritrova in tasca. Payoff, “Christmas is for sharing” e marchio del supermercato in chiusura.

Si ricorda che è una storia vera, testimoniata dalle lettere che i soldati scrissero poi alle famiglie raccontando con stupore e gratitudine l'episodio partito dal basso, cioè da loro stessi, senza nessun ordine superiore anzi condannato dai generali, in modo spontaneo.
Prima pagina del Daily Mirror sulla tregua di Natale del 1914 fra inglesi e tedeschi

"Alle 4 del mattino la loro banda suonò alcuni canti, “God save the King” e “Home Sweet Home”. Puoi immaginare le nostre sensazioni. Più tardi vennero verso di noi, e i nostri uscirono per incontrarli. Nessuno di noi portava il fucile. Ho stretto le mani con alcuni di essi, e loro ci hanno dato sigarette e sigari. Non abbiamo sparato un colpo quel giorno. Abbiamo approfittato di quel giorno di quiete, guadagnando tempo sulla morte".


Fuciliere J. Reading. Lettera pubblicata sul Bucks Examiner l’8 gennaio 1915

Chi si è messo sulla traccia delle lettere è Antonio Besana, manager di una multinazionale che nel 2005 vede il film Joyeux Noël, di Christian Carion e vuole saperne di più, tanto da tradurre le lettere e mettere a disposizione una piccola e preziosa parte di una storia più grande e molto più triste. Eh già, perché lo spot parte dalla realtà e passa dal cinema, è furbo e fa commuovere, ha fatto ricerca e ha messo insieme strati di realtà e desideri, complimenti.

Intanto il racconto di Natale nella parrocchia di periferia a Roma va avanti, sottolineando il coraggio di tornare alla verità di esseri umani grazie a un Dio umano; siamo sempre di più e fa caldo, qualcuno si toglie la giacca e qualcun altro si siede per terra, appropriazione debita di suolo comunitario. Si canta in italiano mentre nello spot puoi imparare Stille Nacht e Silent Night a rime alternate.



domenica 30 novembre 2014

Audio storytelling, stavolta è Attesa

Oggi prima domenica d'Avvento mi ascolto tre storie radiofoniche del programma Re:Sound del Third Coast Festival, che cerca, raccoglie e ripropone le migliori audio storie realizzate in tutto il mondo.

The Waiting Show mette insieme In Line With Saturday Night Klein, di Sean Cole, del 2007; The Bus Stop, di Lulu Miller, del 2010 e Four Failing Lungs, di Catie Talasrki del 2011.

C'è chi si è preso il compito di far rispettare la fila davanti al Rockefeller Center a New York per lo spettacolo Saturday Night Live, nella prima storia, chi aspetterà per sempre l'autobus, nella seconda, chi invece aspetta il trapianto di un polmone, nella terza storia.

E quindi, Che suono ha l'attesa? Per rispondere alla domanda, anche un mio cortoascolto di due anni fa, originale in tedesco per il Berliner Hoerspielfestival e versione in italiano per tutti.

Buon ascolto e buon attesa;-)





venerdì 28 novembre 2014

Valore D, punto della situazione

Il 19 novembre sono stata alla Luiss di via Pola a Roma in ascolto delle donne manager al terzo Forum Nazionale di Valore D

L'associazione di grandi aziende nata nel 2009 per promuovere il ruolo della donna nell'impresa e spingerla ai vertici, donna e impresa, ha chiamato a raccolta imprenditrici, ministri, direttori del personale, consulenti.

Interessante perché il fatto di essere femmina si dava per scontato e ci si concentrava su come migliorare l'Italia tutta, dentro e fuori i confini. Interessante perché la collega più preparata e dall'approccio scientifico che avevo accanto si emozionava a scoprire la storia di donne di successo in ambito privato e pubblico, donne che avevano avuto più opportunità di me e lei, certo - chi imprese ereditate, chi l'inglese e i viaggi facili - ma non importa, vincono determinazione e merito e coraggio. E mentre lei si riempiva gli occhi e le orecchie di facce e di nomi, un'altra doveva lasciare la sala anzitempo per riprendere il figlio a scuola e un'altra aveva già lasciato il dolce al buffet perché richiamata in ufficio... Ed ecco lui, ancora una volta, sempre al maschile l'impedimento che invece è risorsa straordinaria per fare cose straordinarie senza ansie e traffico mentale, se solo lo si lasciasse stare: il tempo.

Il tempo di una stretta di mano e due sorrisi e via verso altre sale, incontri, consessi umani, famiglia certo, progetti comunque. Quanta fiducia ripongo allora nella ricerca McKinsey presentata da Giorgio Busnelli, in pratica la dimostrazione che i servizi pensati per il benessere del dipendente portano un misurabile beneficio economico anche alle aziende e che tra questi quello più richiesto è semplicemente, banalmente, il bene più prezioso, sempre lui, il tempo, leggi flessibilità di orario. Che non è part time o telelavoro, non è un lavoro flessibile ma gestione responsabile del lavoro valutato per obiettivi e questioni di merito. Il gelato era proprio buono, peccato che la collega non abbia fatto in tempo ad assaggiarlo.

Questo il programma della giornata e sui tweet accanto alcune istantanee fra foto, link e grafici. E scoprite come proprio su Twitter @Ale_Nigro abbia sintetizzato in un disegno il workshop sul welfare a cui abbiamo partecipato:-)



domenica 16 novembre 2014

La regina del podcast

Ha ricevuto la menzione speciale al Prix Italia e al Prix Europa di quest'anno. Il documentario audio di Charlotte Bienaimé si chiama La reine du podcast e lo sto ascoltando su Arte Radio, meraviglioso.

Le parole ricorrenti sono sorpresa e stupore, quelle dell'ottantaduenne Colette Bertin che racconta la storia di una raccolta sonora che passa con disinvoltura dai pigmei Aka alla scuola alle gocce d'acqua e quelle di noi ascoltatori che la ringraziamo per aver inventato il podcast prima che fosse podcast.

La raccolta sonora dura una vita ed è stata fatta con le vecchie care audio cassette - alzi la mano chi non riconosce il suono secco del rec e play - e la radio da cui provengono i suoni.

"Ça passe par l'oreille mais ça va plus loin que l'oreille".

Mi sarebbe piaciuta un'insegnante di musica come Colette Bertin, che registrava la radio e faceva scoprire ai suoi allievi il piacere del suono, quindi dell'immersione nella realtà.

16 minuti e 27 secondi di buon ascolto;-)


lunedì 10 novembre 2014

Elogio (funebre) di un albero


Sabato mattina ero all’Alberone, quartiere a sud est di Roma, dove fino al giorno prima, il 7 novembre, a via Gino Capponi angolo via Appia Nuova, c’era un grande albero a fare ombra e da punto di riferimento di tutta la zona. Era stato piantato nel 1986 in sostituzione di quello storico che aveva dato il nome al quartiere. Sotto la pioggia battente il grande leccio non ce l’ha fatta, sono rimaste le radici ad ancorarlo a terra, il tronco s’è aperto, la chioma è finita giù e ha fatto pure male ai passanti.

Insomma, sabato mattina ho visto quello che è rimasto, un tronco segato, fa impressione. La cosa più impressionante, però, sono stati gli abitanti del quartiere che, ancora una volta, si sono ritrovati a chiacchierare sotto l’ombra che non c’è più a parlare di lui, dell’albero, dei suoi odori e della sua forza: sembrava l’elogio funebre per l’amico scomparso anzitempo, quello che segna l’infanzia e c’accompagna in ogni altra stagione di vita.


Nel quartiere "Alberone" (Appio Latino), Roma
Ho chiacchierato anche io con loro, prima a bassa voce, per non disturbare un ambiente che non conosco, le loro confidenze, poi sfacciatamente tirando fuori il cellulare con l’auricolare: in diretta per la trasmissione radiofonica Roma… ti amo!, su Radio Città Futura, ho conosciuto il barista Luciano, “la signora che capava i fagiolini”, Mario l’escursionista e quelli che erano seduti accanto a lui, tutti innamorati del loro quartiere e dell’albero che non c’è più ma che vogliono sia ripiantato e soprattutto conservato in vita, stavolta. Tutti ci hanno invitato a rimanere, parlare, scoprire pezzi di Roma che va al mercato, si gode di nuovo il sole, chiede alla badante di dare due spicci all’artista di strada e alla giornalista di tornare a fare due chiacchiere perché è bello. Grazie.

Qui l’audio delle “quick chat” prima delle interviste al mercato e al bar.

“Ogni volta che si entra nella piazza, ci si trova in mezzo a un dialogo”
Italo Calvino, Le città invisibili


domenica 9 novembre 2014

The Berlin Wall of Sound

Oggi facciamo un esercizio di lingua e di storia.
In tedesco l'audio di un'abitante di Berlino Ovest, nata e cresciuta ai tempi del Muro. Oggi è il 25° anniversario della caduta del muro che divideva in due la città. Oggi voleranno via gli ottomila palloncini che sembrano lampioni e che percorrono 15 km sulle tracce del Muro di Berlino: sono stati accesi venerdì dal sindaco Klaus Wowereit che ha dato il via alle celebrazioni per i 25 anni dalla caduta del confine che divise la città per 28 anni.

Berlino, la Porta di Brandeburgo col "muro" di luce 

Katrin, la voce del contributo audio, ci dice che quando era piccola nella sua famiglia non si nominava la DDR ma si parlava piuttosto di "zona" e comunque l'argomento era una specie di tabù. Non capiva il senso della divisione della Germania in due parti e quando col padre andò a Berlino Est passando per quella che era una frontiera, il padre le disse che non si trattava di entrare in un altro paese "Wir fahren nicht in ein anderes Land": la Germania era comunque una. Il Muro, da vicino, faceva paura.

E Soundcloud.com, la piattaforma di condivisione audio fondata proprio a Berlino, festeggia la caduta del Muro con una traccia audio di 7 minuti e 32 secondi, il tempo che percorreva un'onda sonora lungo tutto il muro, 155 chilometri. Nome della traccia audio, The Berlin Wall of Sound. Dentro la traccia le voci, le grida, i rumori di quello che accadeva addosso al Muro.