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martedì 7 novembre 2017

Concorso giovani scrittori di parole scritte e parlate. Su QuartaRadio.it

Dunque, succede questo: Parole in Preda – Concorso per Giovani Scrittori su web side story.
Si tratta di un concorso letterario rivolto ai ragazzi italiani e stranieri dai 14 ai 20 anni che è lanciato dall'associazione culturale Aula39 di Cagliari e dalla web radio QuartaRadio.
Le info di dettaglio sono sul sito della radio, qui. Scade il 30 dicembre 2017.

"Il premio per gli elaborati selezionati sarà l’incisione audio podcast, la messa in onda on line, e la pubblicazione su www.quartaradio.it, oltre che la promozione in rete tramite social e media digitali".

Qui il punto non è tanto capire come sarà realizzato il podcast - che non sia la mera registrazione del testo scritto, proviamo una nuova imbastitura per un diverso canale - quanto proprio la sfida tra le righe: scrivere un breve testo sì, un racconto nello specifico, che possa essere digerito anche soltanto dalle orecchie, non per nulla diciamo radio.

Per i più giovani, penso, dovrà essere un gusto quello di provare a scrivere e rileggere ad alta voce una storia o un episodio di essa che sia forte nel cuore e nella memoria, capace di accendere una passione e mantenerla, capace di attraversare la pagina scritta e diventare racconto orale. 

Come ispiratore da portare in giro potrebbero usare il programma di RadioTre Rai dedicato ai grandi classici della letteratura internazionale adattati e letti per tutti noi Ad alta voce. Appunto.

Come ispiratore segreto potrebbero avvalersi di questo: Versify, tu racconti una storia, qualcun altro ne fa poesia. E se fosse questo il modo, proprio per chi è più giovane, di prendere in mano testi e vita, e farne poesia quotidiana?

Fateci sapere...







giovedì 2 novembre 2017

Te stesso al microfono: quale voce hai, quale voce usi?

"There are so many more considerations when it comes to voicing. That’s why there are voice coaches".

Rob Rosenthal su transom.org esprime considerazioni e fa esempi di come lui stava davanti al microfono ma mica gli piaceva tanto la voce ne usciva - troppo esaltata, troppo poco reale e adatta a quello che sentiva. In Sounding Like Yourself - che per inciso è un titolo che mi piace tantissimo - ci dice che in un prima del suo lavoro era solito stare in piedi davanti al microfono e leggere dal foglio di carta, poi però è passato alla posizione da seduto e ha sostituito lo script col pc... "Hmmm. I’m still too energetic and I still sound like I’m reading".

Cosa si sarà inventato ancora per non sembrare un annunciatore tv? Il pubblico all'ascolto se ne sarà accorto? Lui sì, e questo è già abbastanza, anzi molto.

Qual è, quindi, la postura che corrisponde alla nostra voce interiore quando raccontiamo una storia (e usiamo un registratore)? Ognuno trovi la sua e faccia esperimenti, ci sembra suggerire questo articolo. Ognuno sia onesto ed equilibrato, possiamo dire spingendo il discorso ben oltre i 5 o 10 o molti più minuti di registrazione. Già, perché se non suoniamo esattamente come sentiamo dentro, pur nello stupore di ascoltarci come fosse la prima volta in cuffia, restiamo con quella sensazione di fastidio, di non finito, di occasione persa che, come ogni professionista della voce sa, rischia di perseguitarti per giorni e giorni. 

Nello stesso articolo la radio producer e voice coach Viki Merrick offre in voce i suoi consigli e le sue esperienze davanti al microfono, il primo è la fase di scrittura: writing, writing as you talk. Anzi... la fase ancora prima, talk aut loud, dirsi prima a voce alta le cose che si intende scrivere.

Merita un ascolto attento e carta e penna per prendere appunti e poi... provare e darsi le proprie indicazioni per rispondere alla domana: How sound? How would you hear yourself?









 

mercoledì 19 luglio 2017

A casa di Anna, il bombardamento di San Lorenzo in audio doc

Il 6 marzo scorso è andata in onda per il programma "Tre Soldi" di Radio Tre Rai la prima puntata di Memorie di carta, l'audio documentario sui pezzi e i fatti di carta che non riusciamo, ancora e per fortuna, a dimenticare e che anzi vogliamo riportare alla luce leggendoli e condividendoli a voce alta. Anche davanti a un microfono.

A casa di Anna, la lettera ritrovata (foto A. Rapone)

E' quello che è successo la scorsa estate a casa di Anna, la signora di San Lorenzo che un giorno ritrova la lettera scritta dal fratello Ugo all'indomani del bombardamento del quartiere il 19 luglio 1943 e a cui ho chiesto di raccontarmi, per la centesima volta e forse anche di più, le tante storie legate a quel ritrovamento e a quel fatto. E Anna racconta volentieri, si commuove, corre spedita sul filo di episodi fondamentali che sembra ieri siano accaduti a lei e a molti altri. Poi incontro gli altri, gli abitanti del quartiere che le fanno coro e dicono, ognuno, come hanno vissuto quei momenti e quei giorni, cosa è successo dopo, chi si è salvato e chi non ce l'ha fatta. Non parlano volentieri ma con sincerità e lucidità estrema.

Poi il documentario prende forma e aggiunge puntate con altre persone e su altri oggetti cari sempre su carta: foto, ricette di cucina, diari e pagelle di scuola.

La prima puntata è quella a cui sono più sono affezionata, è quella su cui ho lavorato maggiormente e quella in cui mia nonna Anna ci fa una lezione di storia a partire da casa sua.

Buon ascolto a casa di Anna 





sabato 4 giugno 2016

Colti sul fatto, frammenti di storie audio

Si chiama Random Tape ed è il blog in cui il radio producer indipendente David Weinberg raccoglie originali registrazioni di fatti, persone, episodi della vita di tutti i giorni. Lui dice che non si tratta di vere e proprie storie, piuttosto di squarci temporali in cui qualcosa di completamente inaspettato accade e ci cambia le carte finora messe in tavola.
Non c'è allora un inizio, uno svolgimento, una fine, insomma la classica struttura delle storie che possono andare bene in radio, ma "momenti audio" colti sul fatto e poi riproposti nel blog.

"We all have those moments in our lives where we are going about our daily routine and all of a sudden something completely unexpected happens and shakes us out of reality for a brief moment. This is what I’m trying to do on Random Tape".

Registrazioni casuali, certo, in realtà sempre curate, a volte la sua voce solo, e la curiosità di sapere di più sulle altre voci che ascoltiamo. No, non è un'esperienza frustrante, entrare nella storia già cominciata e uscirne quando ancora deve finire. Del resto accade così proprio nella vita di tutti i giorni: provate a fare rec a un certo punto della vostra giornata e poi a spegnere di colpo. Poi passate il nastro (! dovevo usare ancora questa parola che fa esperienza!) a uno sconosciuto per strada e a osservarne la reazione. Dopo avervi preso per matti non vi ringrazierà mai abbastanza per essere riuscito a entrare nella "vita degli altri", la vostra, e aver compreso tutto, più che della sua.
Gli rimangono tante domande, dubbi, perfino timori ma il più è fatto: la curiosità non sarà mai sazia, l'immaginazione è al potere, le connessioni fra i vostri silenzi, i colpi di tosse, la voce che si fa più bassa, a volte, gli stanno aprendo un mondo che non sarebbe riuscito a intravvedere altrimenti neanche guardandovi da una vita.

Vale la pena provarci, vale la pena cominciare ad ascoltare e a cogliere qualche random tape.
Io li chiamo "cortoascolti" e amo farli anche io. Ma i miei per ora sono troppo random, e sono qui:-)






martedì 23 febbraio 2016

Scrivere per le orecchie

Uno dei motivi per cui nell'ultimo periodo scrivo poco sul blog é quanto invece scrivo, dico, ascolto tanto fuori il blog.
Sempre più spesso le tracce che raccolgo si trasformano in tracce audio che vanno a comporre una storia o una serie di storie, il piú possibile coerenti tra loro quanto a struttura e intenti, sempre uniche nel contenuto.
Spesso si tratta di storie di mestieri o di passioni nascoste che vengono fuori e fanno bene al mestiere, alle attivitá quotidiane. È' una gioia scoprire quante persone e quanti colleghi "traffichino" coi loro talenti dentro e fuori il posto di lavoro. Non chiamateli hobby o perditempo ma appunto passioni e persone.

Per raccontarli al meglio, le passioni e le persone, sto seguendo un corso online del Poynter, l'istituto che forma e aggiorna giornalisti sul loro mestiere. Lo faccio dal loro ricco sito dove il corso per narrazioni e reportage audio Writing for The Ears é pure gratis, e questo lo rende ancora piú interessante. E lo faccio grata a Luisa Carrada che me l'ha segnalato.

Ecco, un consiglio che ritrovo nel corso e che spesso ci diciamo, fra i bla bla di storytelling multimediale, é quello di rendere una storia audio-genic. Come faccio a renderla adatta e attrattiva per le orecchie?

Innanzitutto scegliendo, nell'infinita realtá dei fatti che si presentano ogni giorno, quelli che sono ai margini eppure quelli per cui si offre la possibilitá di andare a fondo, quelli che si chiamano sidebar stories: gli affluenti del fiume principale, insomma, dove si puó pescare bene.

E poi mai dimenticare che in una narrazione audio proprio il suono fa la differenza: non solo la sua qualità, ma prima di gettare l'amo i tipi di pesce con cui avremo a che fare, appunto i suoni che fanno la storia.

The sound you collect will determine the story you tell.

Seguo l'idea narrativa e ascolto i suoni, getto l'amo e rimango in attesa, solo dopo fatica e pazienza tireró su. Per ora sono a metá del corso e a inizio opera.






venerdì 19 giugno 2015

L'uomo che russa fa più rumore di un frigorifero in funzione ma resta suono umano

Il dietro le quinte di un'intervista è spesso la parte migliore, quella che proprio vorresti mettere dentro una volta che hai finito di scrivere o riascoltare ma che altrettanto spesso non fai per come concepito la storia o per come la storia che racconti si sta muovendo con quel grado di autonomia che tanto ti piace e che ti fa gioco al momento della stesura o dell'ascolto finale. Tuttavia ti rimane la voglia di dire o far sentire cosa è accaduto prima e durante, con garbo e delicatezza verso le persone che hai coinvolto e rispettando la curiosità del lettore e dell'ascoltatore.

A me rimane anche il dubbio che sia troppo pigra o troppo poco coraggiosa per svelare le cosiddette "idle chat", ma sì, le chiacchiere che si fanno prima di fare rec, per preparare l'ambiente, riscaldare voce e cuori, ripetersi le intenzioni di un'intervista e dove andrà a finire, insomma, mettersi a proprio agio anche se stare seduti sul divano è scomodo e la sedia, se c'è, è da preferire.

Certo, bisogna distinguere tra le chiacchiere e le "chicche", tra quello che può dare sapore a un discorso e rendere memorabile un pezzo da frasi come "Posso? Funziona? Apri la porta, possiamo spostare la sedia? Interessante questo quadro... è una copia di Matisse..? Oggi fa proprio caldo eppure siamo solo a maggio a Milano..."... a meno che non siano proprio funzionali allo scopo o al tipo narrazione.

Ecco, dell'ultimo lavoro audio che ho realizzato per Radio Tre "Tre Soldi", cioè Smart working. Contro il logorio della vita moderna, avrei fatto sentire volentieri, se solo fosse durato più di pochi secondi, il commento a fine intervista di alcune delle persone intervistate a cui avevo chiesto, nell'ordine, di: spegnere ogni fonte di suono e rumore, dai cellulari all'aria condizionata, ai piccoli frigo, chiudere la finestra, non muovere collane e bracciali, penne e fogli... insomma, le regole monastiche del radio producer, indipendente e solo, vagamente teutonico nell'approccio alla vita.

Grazie a chi mi ha preso alla lettera e dopo la fine dell'intervista ha ripreso a respirare, giacca e cravatta ancora inserite, macchina in folle però.

Ecco, proprio il respiro dell'ambiente è cosa da sentire e registrare, prima o dopo un'intervista, per ricordare dove eravamo e con chi, che tempo abbiamo trovato. Io che sono per le persone reali nell'ambiente reale, in presa diretta o meno, devo ricordarmi di non esagerare con le indicazioni, verissime e utilissime da manuale, e che l'uomo che russa fa più rumore di un frigorifero in funzione ma resta suono umano.













mercoledì 29 aprile 2015

Scrivere per la radio

Leggo e rileggo i consigli di Alex Chadwick su Transom.org. Lui è un giornalista indipendente che firma produzione radio incisive e memorabili, Transom è il sito che supporta la produzione e la distribuzione di contenuti e programmi della radio pubblica negli Usa.

I consigli riguardano la scrittura per la radio e sono utili per generi come il documentario, il radio dramma e, aggiungo io, anche le dirette. Ciò che li accomuna è l'equibrio, ossia la tenuta in pochi minuti delle informazioni raccolte, del tipo di contributi, della loro organizzazione nel tempo, della gestione della propria voce. 


Radio Writing With Alex Chadwick, www.transom.org
Tra i consigli di scrittura, comunque, già nel primo c'è tutto. "Shorter is Better", e "breve" non è soltanto un'indicazione di minutaggio ma di concentrazione, di pause, di parole piene, cioè significative.

"Newspaper writers can get ten facts in the first sentence of a story, and not lose anyone who is interested in the subject. Radio writers usually can’t do that.

Write short sentences. People have short memories, and short attention spans. They can lose track of meaning if too many facts are crammed into one sentence.

Write for the ear. Think of others who write for the ear.
Preachers. Poets. Songwriters.
Radio writers can learn a lot from them.

Apri il libro di poesie e se non l'hai mai fatto comprane uno o scarica il primo che trovi, sì, proprio il primo della lista, ascolta una canzone e cerca pure la versione lyrics su Youtube così fai esercizio con l'inglese e leggi il testo in originale, vai a messa e ruba il foglietto della liturgia, ascolta il prete e le sue pause, o il Papa che parla in tv. Insomma, cogli le occasioni per stare corto e datti dei limiti per rimanere nei tempi. Poi facci sapere come va. Ah, tutto questo, poesie e canzoni e messa, puoi farlo anche in italiano;-)






mercoledì 25 febbraio 2015

Il microfono e la persona

"Parler dans le microphone m’ouvrait la voie de la confidence, et de la confiance". 
Confidenza e fiducia per Daniel Martin Borret, autore francese che davanti a un microfono a casa sua parla di tutti i sé che contiene: auto-fiction, analisi pubblica meglio che da uno psicologo, paure prese per mano e accompagnate alla porta.

Chi fa la radio lo sa, e anche chi l'ascolta da tempo: il microfono può essere panico e può essere salvezza, di certo scopre la verità.

Tempo fa riportai qui alcuni passaggi del radiodramma che lo scrittore Nicola Lagioia nel 2010 preparò in occasione dei festeggiamenti per i 60 anni di RadioTre. L'opera si chiamava "Panico da microfono" ed era la storia di un temutissimo critico cinematografico alle prese con la diretta radiofonica.

"Chiesi agli Uomini della radio: "Che cosa devo fare di preciso?" E gli Uomini della radio risposero serafici: "Devi solo fare davanti a un microfono quello che fai ogni giorno davanti alla tastiera del computer. Ti scegli un film e ne parli per quindici minuti. Lo stronchi, lo esalti, inviti il pubblico a bruciare la pellicola: hai la massima libertà".[...] 'E invece, quando nello studio si accese la luce rossa, e io per iniziare avrei dovuto solo dire: "Buonasera da Roberto Canali, benvenuti a Spazio Lumière, fu lì che mi prese il panico".[...]'Mentre dicevo il Buonasera più incerto che avessi mai proferito in vita mia, un'altra voce, la mia voce interiore sussurrava: "... non è come scrivere un articolo. La radio è un'altra cosa e tu non sai come affrontarla. La scrittura è la calma riorganizzazione di un pensiero; la voce è il sismografo in diretta della tua emotività [...]".

Qui invece l'intervista e i suoni di Daniel Martin Borret, fonte d'ispirazione anche per noi.

venerdì 16 gennaio 2015

Metti la radio in valigia

L'agenzia radiofonica Amisnet ha lanciato il progetto "Una radio in valigia", ossia uno studio mobile itinerante. L'idea è infatti quella di portare la radio lì dove le cose stanno accadendo e raccontarle in diretta insieme alle persone.

Dentro la valigia, ma anche sacca per la spesa, zaino sulle spalle, ci sono un mixer, i microfoni e le cuffie, il telefono da studio, un kit solare. Già, perché come ogni pezzo dello studio radiofonico mobile sarà fatto con materiale di riciclo, tutti i pezzi saranno collegati a un pannello solare con relativo sistema elettrico per l'autosufficienza energetica.

Bando alle difficoltà logistiche e organizzative, la radio in valigia è un esperimento di giornalismo partecipato, di documentazione in corso di svolgimento, di luoghi immersi in quelli reali ma che pure li superano. Ma per farla occorrono soldi, per questo è stata lanciata su produzionidalbasso.com la campagna di crowfunding.

Insieme al video di presentazione qui ci sono i perché e i per come del progetto, nato dalle esperienze internazionali dell'agenzia in zone del mondo in cui la radio si fa e si porta in strada e ricordando due fatti del passato più o meno recente: "Nel 1944 fu un carrello legato ad una bicicletta a trasportare la radio mobile utilizzata dal cronista Amerigo Gomez per raccontare dal vivo la Liberazione di Firenze dal nazifascismo. Nel 2010, a seguito del devastante terremoto ad Haiti, la rete di informazione e comunicazione con le popolazioni colpite dalla catastrofe fu ripristinata anche grazie alle speciali unità radiofoniche inviate dall'Olanda e dotate di pannelli solari".








domenica 30 novembre 2014

Audio storytelling, stavolta è Attesa

Oggi prima domenica d'Avvento mi ascolto tre storie radiofoniche del programma Re:Sound del Third Coast Festival, che cerca, raccoglie e ripropone le migliori audio storie realizzate in tutto il mondo.

The Waiting Show mette insieme In Line With Saturday Night Klein, di Sean Cole, del 2007; The Bus Stop, di Lulu Miller, del 2010 e Four Failing Lungs, di Catie Talasrki del 2011.

C'è chi si è preso il compito di far rispettare la fila davanti al Rockefeller Center a New York per lo spettacolo Saturday Night Live, nella prima storia, chi aspetterà per sempre l'autobus, nella seconda, chi invece aspetta il trapianto di un polmone, nella terza storia.

E quindi, Che suono ha l'attesa? Per rispondere alla domanda, anche un mio cortoascolto di due anni fa, originale in tedesco per il Berliner Hoerspielfestival e versione in italiano per tutti.

Buon ascolto e buon attesa;-)





martedì 29 aprile 2014

Nel condominio si fa la politica

"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia".
Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

Non ricordavo questo passaggio di uno dei testi più importanti per la mia passione verso la scuola e l'istruzione. Sì, proprio l'istruzione, non la formazione, non l'educazione: avete notato che questa parola si usa sempre meno? E' rimasta nel nome del Ministero ma nei curriculum vitae per esempio è stata sostituita da presunti sinonimi e inglobata in una formazione continua, gratuita, personale in cui a pochi importano le percentuali e l'uso dell'apostrofo.

Ecco, finita la digressione che comunque mi pareva importante perché puntella all'insegnamento diretto e alle sue responsabilità persone e paesi, torniamo alla politica

Gli avari Dante li raffigura mentre spingono pesi con il petto scontrandosi con i prodighi, peccatori a loro speculari, a metà cerchio: dentro ci sono i chierici

Mi piace don Milani e oggi che volevo scrivere un post dedicato al mio Condominium. Come ti rompo le scatole, da ieri sera e fino al 2 maggio in onda alle 19.45 su Rai Radio 3 nel programma "Tre Soldi", l'ho ritrovato citato in una trasmissione televisiva. Che c'entra? Direte voi. C'entra perché coi vicini di casa abbiamo fatto politica e non lo sapevamo.

Presentare il proprio disagio, aspirare a una maggiore dose di comunicazione e condivisione quotidiane, volere di più dallo stare insieme nello stesso palazzo è già iniziare un pensiero politico. Portare in radio i propri problemi e le proprie soluzioni è non voler farsi gli affari propri, superare la tentazione di essere avari. E quindi sì, fare politica




sabato 14 dicembre 2013

Lingua globale e lingua identitaria. Bisogna andare oltre

"Perché una persona possa sentirsi a proprio agio nel mondo d'oggi, è essenziale che non sia costretta, per penetrarvi, ad abbandonare la propria lingua identitaria. Nessuno dovrebbe essere obbligato a "espatriare" mentalmente ogni volta che apre un libro, ogni volta che si siede davanti a uno schermo, ogni volta che discute o riflette. Ognuno dovrebbe potersi appropriare della modernità, invece di avere di continuo l'impressione di prenderla a prestito dagli altri.
Inoltre, ed è questo l'aspetto che, a mio avviso, merita maggiormente di essere sottolineato al giorno d'oggi, la lingua identitaria e la lingua globale non bastano più. Per tutte le persone che ne hanno i mezzi, e l'età, e le capacità, bisogna andare oltre".

Lo scrittore libanese Amin Maalouf si riferisce all'inglese lingua globale e a qualsiasi lingua identitaria di un popolo, ma poiché l'identità è mobile e mutevole e composita si riferisce anche alle lingue che bisognerebbe imparare per sentire gli altri più vicini e sentirsi più immersi nel mondo. Dico io, come il cinese per capire i nuovi vicini di casa o la recente tragedia a Prato, come il turco per capire le ragioni di una protesta.

Difficile? Inutile? Impossibile? Oppure divertente, affascinante, utile? Non si perde nulla a scoprire  come si esprime un'altra persona, consapevoli di come ci esprimiamo e di ciò che siamo, senza false paure.

"L'identità di una persona non è una giustapposizione di appartenenze autonome, non è un "patchwork", è un disegno su una pelle tesa; basta che una sola appartenenza venga toccata ed è tutta la persona a vibrare.

Buffo ritrovare L'identità di Amin Maalouf per un nuovo progetto radiofonico, lo stesso libro con cui dodici anni fa entravo in radio per un programma sulla multiculturalità. Lo capisco meglio ora di dodici anni fa.





martedì 11 dicembre 2012

Il paratesto delle radio

Il fatto pubblico: Leggo da un tweet di Andrea Borgnino di RadioRai che all'università di Roma è nata una nuova webradio, si chiama Radio Allarme e giovedì alle 17.30 all'aula 5 di san Pietro in Vincoli (quindi Facoltà di Ingegneria) lo stesso Borgnino per la seconda puntata parlerà di webradio.
E io che faccio? Guardo la tagline del sito "gira la manopola, alza il volume, fatti sentire" e le immagini del blog che rimandano all'oggetto radio analogica, a un tempo in bianco e nero, alla lotta. E penso che nonostante i suoni siano ormai usciti da quell'oggetto funzionale e romantico, proprio l'infanzia di quell'oggetto noi continuiamo a portarci dietro, e dentro. E per questo non metto nessuna foto a questo post:-)

Il fatto privato: Giovedì vorrei staccarmi dai font e dalle font quotidiani e andare ad ascoltare dal vivo la puntata, riuscirò? Vorrei anche esaminare con più calma le tagline delle nostre e della altrui radio, in fondo la promessa di un buon ascolto passa anche da lì.

lunedì 22 ottobre 2012

Panico da microfono. Niente panico

Il fatto pubblico: 'Chiesi agli Uomini della radio: "Che cosa devo fare di preciso?" E gli Uomini della radio risposero serafici: "Devi solo fare davanti a un microfono quello che fai ogni giorno davanti alla tastiera del computer. Ti scegli un film e ne parli per quindici minuti. Lo stronchi, lo esalti, inviti il pubblico a bruciare la pellicola: hai la massima libertà".
[...] 'E invece, quando nello studio si accese la luce rossa, e io per iniziare avrei dovuto solo dire: "Buonasera da Roberto Canali, benvenuti a Spazio Lumière, fu lì che mi prese il panico".[...]
'Mentre dicevo il Buonasera più incerto che avessi mai proferito in vita mia, un'altra voce, la mia voce interiore sussurrava: "... non è come scrivere un articolo. La radio è un'altra cosa e tu non sai come affrontarla. La scrittura è la calma riorganizzazione di un pensiero; la voce è il sismografo in diretta della tua emotività [...]

Il fatto privato: Chiusura brusca di una piccolissima parte del radiodramma che lo scrittore Nicola Lagioia due anni fa preparò in occasione dei festeggiamenti dei 60 anni di RadioTre. Panico da microfono era la storia di un temutissimo critico cinematografico alle prese con la diretta radiofonica.

E a proposito di diretta in radio ve ne propongo una che è il sismografo di un'altra emotività, la mia: è la lunga intervista/chiacchierata/presentazione che Radio Articolo 1 mi ha fatto in occasione degli speciali Premio Marco Rossi per cui lo scorso 25 settembre Parole in cuffia ha ricevuto menzione speciale.
Ringrazio Emiliano Sbaraglia per non avermi anticipato nulla, amo le sorprese, e anche la diretta;-)



domenica 30 settembre 2012

Indagine sul radio documentario in Europa, i risultati

Il fatto pubblico: Qual è la situazione del radio documentario in Europa? Chi lo fa e chi lo trasmette? Quale formazione ha un autore di documentario in radio e quanto guadagna? E’ un dipendente o un freelance? Per rispondere a queste e molte altre domande l'associazione di audio documentaristi Audiodoc ha realizzato un’indagine conoscitiva sulla situazione dell’audio documentario nelle radio pubbliche in Europa.

Nel corso del 2011 è stato elaborato un questionario poi inviato a 63 redattori radiofonici di 32 diversi paesi europei. Il questionario è strutturato attorno a tre temi principali: le caratteristiche del documentario trasmesso, il modello produttivo adottato, la formazione professionale dell’autore.
Il rapporto finale si può leggere e scaricare nella pagina dedicata del sito Audiodoc Indagine sul radio documentario in Europa.

In sintesi dalla ricerca emerge che l’audio documentario è una realtà tutt'altro che omogenea in Europa. Per esempio Germania e Gran Bretagna producono da sole il 41% di tutti i documentari trasmessi in Europa in un anno. L'Italia investe e produce pochissimo. I costi di produzione in Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Paesi Bassi e Svizzera sono compresi tra i 100,00 e gli oltre 300,00 euro al minuto mentre in Austria, Bulgaria, Danimarca, Irlanda, Kosovo, Polonia, Romania, Spagna e Ungheria un documentario costa tra i 12,00 e i 67,00 euro a minuto.
Seguono lo stesso andamento le retribuzioni all’autore: gli estremi sono rappresentati da un lato da Gran Bretagna, Norvegia e Paesi Bassi, dove il compenso previsto è superiore a 90,00 euro al minuto, e dall’altro da Italia, Polonia e Ungheria, dove gli autori guadagnano in media 10,00 euro al minuto.
I documentaristi interni alle radio realizzano in media ciascuno circa 24 documentari in un anno. I freelance non ne realizzano che poco più di due, il che fa supporre che pochi di loro vivano producendo esclusivamente documentari.

Il fatto privato: Se qualcuno ha qualcosa da dire si faccia avanti, prenda il microfono e racconti la propria storia di autore freelance, di ricercatore di suoni, di dipendente della radio pubblica, di semplice ascoltatore orfano di storie sonore.

Per rilanciare il radio documentario in Italia, l'associazione Audiodoc propone un forte investimento pubblico nella formazione degli autori, finanziamenti per nuove produzioni attraverso bandi pubblici e, come avviene in Belgio e in altri paesi, con il contributo della Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae). Audiodoc si rivolge anche alla radio pubblica italiana, chiedendo che assicuri maggiori spazi nel suo palinsesto dedicati all’ascolto del documentario.

venerdì 10 agosto 2012

Life snaps

Il fatto pubblico: "Nel 2004 ho trascorso 6 settimane fermando le persone per strada a Copenaghen e chiedendo loro a cosa stessero pensando il secondo prima che le fermassi. Ho registrato le loro risposte e le ho presentate in un programma andato in onda alla radio nazionale. Il programma è in danese".

Chi parla è Simon Høgsberg, fotografo danese, la registrazione la trovate alla sezione Radio del suo sito.

Il fatto privato: Certe volte mi stupisco di come la semplicità eppure la ricchezza di un'idea siano i suoi punti di forza, soprattutto quando ha a che fare con le persone.

E visto che Simon Høgsberg è prima di tutto un fotografo, alcune facce della persone a cui ha fatto la fatidica domanda sono presentate qui, cioè nella galleria di storie che ha chiamato The thought project.

 

giovedì 9 agosto 2012

La Moleskine va in concerto

Il fatto pubblico: L'artista-designer Felix Thorn costruisce un'orchestra con gli oggetti Moleskine. Il fatto è un evento social, un lavoro artigianale, una bottega-evento a cui prendere parte. Il nome non poteva che essere Moleskine Orchestra. E' il progetto di punta del brand all'ultimo Salone del Mobile e rovescia il fine e il mezzo: se sulla Moleskine poggia una parte del processo creativo - versi, appunti, scarabocchi - la Moleskine stessa e tutti i prodotti che ruotano attorno - matite, gomme, pagine strappate - diventano parte di un'opera d'arte, concludono il processo creativo.

Il fatto privato: Leggo, vedo e ascolto la news su Radio, che è "un think-tank permanente su culture emergenti, media contemporanei e pratiche di vita". Ma non solo. Da mettere nei "preferiti", non si sa mai.

... Se non vi fa impressione e riservato a un pubblico adulto, lo spot della Moleskine Orchestra:-)


lunedì 25 giugno 2012

Quando l'informazione va a teatro

Il fatto pubblico: Come si fa a far durare di più la cronaca? Come si può attualizzare la letteratura? A cosa serve il teatro? La risposta viene dai progetti che cercano di superare la quarta parete, coinvolgono lo spettator e ne svegliano la coscienza, rendono i fatti perfino eterni. Come Con_Testo, “contest” di scrittura teatrale in tempo reale andato in scena al Teatro Filodrammatici di Milano l'11 giugno scorso, ideato da Bruno Fornasari con Tommaso Amodio. Esempio di teatro-giornale.

Il fatto privato: Circa 10 anni fa seguivo con emozione e ammirazione le puntate di Teatrogiornale, format di Roberto Cavosi, che Radio3 mandava in onda la sera, dopo che nella mattina si erano letti i giornali, scelto la notizia su cui scrivere la sceneggiatura, chiamato gli attori e ascoltato le musiche. Dalle 20.00 alle 20.15 si andava in onda e a me sembrava di stare dentro la notizia più di quelle che dava il tg alla stessa ora. Mi sembrava anche di capirle meglio proprio perché erano spesso decontestualizzate, destrutturate, inserite in una cornice narrativa più ampia.

Ho scoperto da poco che il teatro-giornale è una delle tecniche del teatro dell'oppresso, un metodo che usa il teatro come mezzo per riflettere e provocare cambiamenti nella realtà circostante e in se stessi. Continuo a emozionarmi per le possibilità che la stessa realtà offre, quando viene portata in scena e rivissuta in modo creativo. Mi piace la fiction-non fiction, un po' come Parole in cuffia audio dramma/docu fiction;-)

martedì 19 giugno 2012

Prima di fare un'intervista...

Il fatto pubblico: "Check your gear bag. Got everything? Recorder. Mic. Extra batteries (that you’ve tested). Mic cable (ideally more than one since they’re “the weakest link”). Headphones. A fully charged cell phone. Notebook and pens". E' il secondo punto dei consigli di Rob Rosenthal in Before The First Question, ossia prima di partire con le domande e realizzare un'intervista audio. Forse non è il più importante, sicuramente per me che sono scordarella è un punto prezioso.
E la lista continua in modo preciso, dando attenzione a ogni elemento del contesto, quello del luogo in cui si svolge l'intervista (da evitare la cucina: troppi elettrodomestici rumorosi), quello dell'empatia da creare con l'intervistato ben prima di fare rec.

Il fatto privato: Leggo l'interessante lista (io che non le sopporto) su Transom.org, il sito che vuole proporre alle radio pubbliche quello che il web più leggero riesce a produrre, ospitare e condividere: casi, consigli e tante storie da ascoltare;-)
Oggi che faccio meno interviste di un tempo e mi dispiaccio per questo, ritrovo con piacere trucchetti che conoscevo e scopro errori che facevo: come fare per guardare in faccia la persona e proteggersi dal sole? Il cappello da baseball, ovvio, non gli occhiali da sole!
Oggi mi andrebbe proprio di fare idle chitchat, le chiacchiere più superficiali che portano alla verità, mettono a proprio agio, permettono di definire i livelli del suono registrato, creano empatia e intanto la storia da raccontare è già iniziata.

domenica 3 giugno 2012

Trema la terra, cosa succede sotto terra

Il post di sabato non l'ho scritto perché ero qui, cioè al Bellaria Film Festival, in ascolto tutto il giorno. E oggi, tornata a casa, avrei messo anche qualche audio doc da ascoltare, link e foto, invece no. E' tornato il terremoto che non è mai andato via e le parole tornano indietro, anche quelle scritte. Resta solo l'empatia verso le cose e le persone a cui ti senti affine, quella che ti fa sentire il terremoto anche da lontano.

Però i vincitori del concorso Radiodoc al Festival di Bellaria ve li dico subito: Gianluca Stazi e Giuseppe Casu per l'audio documentario Antonina, che fa parte del più ampio progetto Tratti in miniera, un viaggio nel territorio della memoria dei minatori sardi. Bravi.