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martedì 4 luglio 2017

A spasso per Roma, giovedì 6 luglio i quartieri di Roma si fanno ascoltare

Si chiama A spasso per Roma, è una visita guidata da 8 autori che permetterà di girare la città comodamente seduti in libreria. Quando? Il prossimo giovedì 6 luglio alle 20.30 presso "centro copie La Caffarella" a via Arrigo Davila 97-99.

Racconti, poesie, suggestioni teatrali e uno speciale esperimento di narrazione tutto in una serata.
Fra i quartieri visitati, Trastevere, Tor Pignattara e San Lorenzo.
Da un'idea di Silvia Lombardo con Clara Cerri.
Con la partecipazione della Palombi Editori.

E poi ci sono anche io, anzi c'è anche lei nelle vie del suo quartiere, San Lorenzo. Lei è mia nonna, che qualche tempo fa mi ha raccontato per la centesima volta il bombardamento delle strade e dei palazzi che ama tanto. Solo che quella volta ho acceso il registratore e oltre a lei ho raccolto la storia di molti altri bambini di allora. Quella storia è diventata un audio doc per Radio Tre Rai, per il ciclo Memorie di carta, dedicato al ritrovamento di lettere, diari, pagelle, riviste e ricette da cui rinasce la memoria personale e collettiva. 

Non sappiamo se giovedì 6 luglio lei sarà presente in libreria, deve ancora chiedere... di certo la sua voce timida e sfacciata guiderà la narrazione. Un pezzo di Roma la conosceremo nel passato e in ascolto. 

Vi aspettiamo.

domenica 18 settembre 2016

Al MACRO di via Nizza a Roma perdi e guadagni tempo

Se a Roma il tempo è incerto vale la pena rischiare e camminare guardando all'insù oppure scegliere da subito un posto al chiuso ma che permetta, in qualche modo e in modo originale, di farci uscire se possibile e se ci va.

Uno di questi posti è il MACRO a via Nizza, il Museo d'Arte Contemporanea che di domenica soprattutto rende la mia città più europea, più semplice da girare, direi perfino organizzata e profumata. Non è un elogio al museo in sé ma al tempo lento che richiede visitare un luogo e una mostra e immaginare... altri giorni.

Fino al 27 novembre, a proposito di giorni, è in mostra Roma Pop City 60-67: dipinti, sculture, fotografie, installazioni e video degli artisti della cosiddetta "Scuola di piazza del Popolo". Ne conoscevo alcuni, come Mimmo Rotella, Mario Schifano, ignoravo Mario Ceroli e Tano Festa, per dirne alcuni. "Ignorantella in libertà", pronta però a scoprire e a tentare di fermare emozioni e pensieri.

Tano Festa, Armadio con cielo, 1964
Mi sarei portata a casa Armadio con cielo, di Tano Festa, per dirne una.

Così grata a chi ha conosciuto la città degli anni Sessanta e l'ha trasformata in arte, arte popolare, "pop" appunto, fotografando e rielaborando cartelli stradali, biglietti dell'autobus, cemento armato e ferraglia.

E poi sono entrata nella "stanza del tempo" e lì mi sono persa.
Mostra nella mostra, più di una stanza, in realtà, al primo piano del museo, è dedicata al tempo indagato da molti artisti.

Due opere mi hanno colpito più di tutte, forse perché tutte e due hanno a che fare con la carta e hanno risvegliato la nativa analogica che vive digitale, che sono io.

La prima opera è Sono stata io. Diario 1900-1999, di Daniela Comani, che racconta il XX secolo riportando una serie di date e fatti battuti a macchina e in prima persona, da cui il titolo dell'opera. Emozionante.

Daniela Comani, Sono stata io. Diario 1900-1999


Il gioco che si può fare qui è doppio, trovare la data del proprio compleanno e scoprire "dov'eri" nella storia quel giorno e cosa hai fatto. Oppure, leggere ad alta voce, un visitatore dopo l'altro tutto il muro che ospita l'opera: ne esce una storia collettiva in cui ognuno ha fatto la propria parte, buona o cattiva senza giudizio.

Non ho potuto evitare di fare un selfie, forse uno dei pochi che ho, in mezzo alle parole e ai numeri e alla storia.



Chiara Camoni, Dieci Giorni, 2003-2016
L'altra opera è di Chiara Camoni, Dieci Giorni. Si tratta di una performance in cui l'artista invita i visitatori ad accettare un suo personalissimo dono, quello dei 10 giorni cancellati dalla Riforma del calendario gregoriano, trovati e da restituire. Un gesto simbolico, certo, che lega artista "in remoto" e visitatore in sala, spezza ancora una volta il tempo e proprio col tempo fa il regalo che tutti abbiamo accettato con gioia, dieci giorni usciti dal conto della storia, quasi un'altra rivoluzione copernicana. "Ho in mano un pezzo di tempo", dice l'artista nelle scritte a parete, e io sono uscita dal museo con il foglio che certifica il dono più caro.

Ah, al MACRO c'è anche Kentridge, Triumphs and Laments, ossia i bozzetti che ammiriamo lungo il Tevere, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini. Ma questa è un'altra storia.




domenica 22 maggio 2016

Corpo a corpo, 7 minuti per dirci chi siamo

E poi accade che ricevi una email a cui tenevi ma che ti eri scordata nella lista dei desideri. La mail ti informa che sei tra i selezionati al premio L'anello debole all'interno del Capodarco l'Altro festival.

Non sei tu tra i selezionati, a dire il vero, ma un lavoro a cui tieni, piccolo anzi breve ma prezioso per diverse ragioni. Si chiama Corpo a corpo, gli hai dato questo nome perché i due protagonisti li hai conosciuti così, per una stretta di mano e qualche parola di troppo, perché loro non hanno paura di confrontarsi con ogni cellula di sé ogni volta che si incontrano e ti incontrano, perché noi tutti conosciamo col corpo e il suono passa di lì. Si tratta di 7 minuti di un lavoro audio che ora aspetta il giudizio della "giuria di qualità", brivido. E poi di quella popolare, altro brivido.

Questa la scheda dell'opera, poche righe anche qui, e i 7 minuti di Corpo a corpo.

Promosso dalla Comunità di Capodarco di Fermo, il premio "L'anello debole" è importante perché tratta di "temi sociali", viene assegnato alle migliori produzioni video e audio di tipo giornalistico e di fiction che affrontano temi sociali, primissimo e ultimo brivido.

Quello che a me qui preme dire - al di là dell'emozione dell'email informativa e del senso di responsabilità che mi ha preso dopo, più che durante la registrazione del pomeriggio insieme a Francesco e Simone, i protagonisti del mio lavoro - è quanto sia bello, inaspettato e sfacciatamente intrigante poter chiacchierare con ogni persona uguale e diversa da te. Mica è detto mica è facile.
E' sempre una scommessa con se stessi, l'altro e il mondo tutto quando uno della partita decide di fidarsi e si lascia andare, tu accendi il registratore, te lo scordi e a volte non vuoi fare neanche più i conti con l'ambiente e i guai che ti porterà stare in un salone che riverbera: quello che conta sono le facce, la voce, la conversazione che va liscia e quei tanti minuti, che alla fine saranno 7, per dirci chi siamo.

Ecco, mi piacerebbe che ognuno di noi trovasse spesso 7 minuti per incontrare qualcuno e scoprire se stesso. Anche senza registratore, anche senza premio.






venerdì 8 aprile 2016

Cosa succede dopo un Mi piace? La parola alla musica degli Epsilon Indi

Lo scorso 5 aprile al Teatro Petruzzelli di Bari il gruppo musicale Epsilon Indi ha vinto il Premio Ennio Morricone del Bari International Film Festival per le musiche del film Per amor vostro di Giuseppe Gaudino.

La bacheca del mio amico Sergio De Vito, compositore delle musiche, fondatore e anima storica del gruppo, si è riempita di post e di like e di commenti e di faccine e di applausi... Bello, fa piacere. Eppure.

L'eppure sta in quello che accade dopo - non al gruppo e al suo sviluppo artistico, a nuovi ingaggi e altri progetti, quello che non ci riguarda -, a me interessa quello che accade dopo che si lascia un commento in bacheca, quando si chiude Facebook (perché si chiude ancora, prima o poi, vero?) e si fa altro... forse, incuriositi, ascoltare proprio la musica per la quale si è scelta la faccina che sorride o si è fatto l'applauso.

L'amicizia, certo, è importante e anche gli amici di Facebook lo sono. E' importante anche a prescindere da gusti musicali e modi di intrattenersi. Ma dopo l'entusiasmo per un amico che vince, quanti dei "mi piace" acquisteranno il cd e lo risentiranno in macchina benedicendo il traffico?

Un momento della premiazione

Eh no, non c'entra qui l'amicizia - io non ho messo neanche un "mi piace" ai post e alle foto dell'evento, a scanso di equivoci. E non mi hanno offerto niente se non una squisita tortina alle mele per festeggiare il premio e parlarne insieme -, qui c'entra il confronto con la realtà, lo stupore a ogni cambio traccia, Napoli e tutte le sue sonorità in una colonna sonora in cui i brani strumentali e quelli con voce sono delicati, potentissimi, struggenti e impetuosi, onesti. ... Lo so, con la musica sono ferma al pentagramma con poche note... ho suonato la chitarra... non ne ascolto tanta ma di sicuro generi molto diversi tra loro, quindi scusate per la critica così elementare.

Ecco, questo disco, come del resto tutta la produzione degli Epsilon Indi, è difficile da definire, non appartiene a un genere - chiamatelo transgender, per colpire o affondare, fate voi - e proprio per questo lascia traccia. Proprio per questo, ma sono solo le mie parole, vale la pena andare oltre il complimento e scoprire se sono stati bravi davvero o sul palco della premiazione qualcuno s'è sbagliato;-)






domenica 1 febbraio 2015

C come condivisione, ieri oggi e...

"Non dobbiamo fare i professori dei clienti". (Valerio Notarfrancesco)

"L'alternanza di formati aiuta a dare ritmo a una presentazione". (Anna Covone)

"Fatevi un calendario editoriale e metteteci dentro pure il gioco!" (Valentina Falcinelli)

"Il nome dell'app deve essere corto e la descrizione di poche righe". (Paolo Zanzottera)

"Un testo naturale non si misura ma si sente". (Luisa Carrada)


Ieri ero al convegno C-come su copywriting, creatività e content marketing. E quelli sopra sono gli appunti-spunti iniziali di alcuni dei relatori.

visual story di Marco Serra
Dodici relatori per fare il punto della situazione su contenuti da creare, ascoltare, misurare, smontare e rimontare, diffondere anzi condividere. Quanto è abusata questa parola, la condivisione. Eppure ieri è stata messa alla prova tutto il tempo, tutta la giornata, e ne è uscita di nuovo pulita, appena coniata moneta di valore, pagante e appagante. Il live twitting, certo, che a me piace tanto e però provoca pure qualche fastidio perché voglio restare concentrata nella fase egoistica dell'ascolto insieme agli altri, i giochi interattivi e le sorprese dei bravi organizzatori di Pennamontata, ché sembrava una festa dove ognuno fa il regalo di se stesso e noi di sabato mattina così eravamo vestiti, gli interventi dei relatori, al di là dei contenuti interessanti tutti, osservavo e ascoltavo posture, sguardi, timbri di voce e silenzi. E poi gli incontri e le idee e i progetti e le persone.

Comincio dalla mia vicina di sedia, l'amica Roberta Buzzacchino che tracciava in diretta le mappe mentali dell'evento: continuo a credere che il foglio senza righe messo in orizzontale e l'uso dei colori siano gesti di libertà che tutti dovremmo permetterci. Continuo con due professionisti bravi e modesti come Andrea Salis e Andrea Lolli, conosciuti diversi anni fa e finalmente ritrovati: la loro agenzia Air Communication riparte dal piccolo per fare cose grandi, cioè semplicemente utili.
Finisco con Montanus, un progetto di montagna di Francesco D'Alessio e Giorgio Frattale: metti due abruzzesi doc in bicicletta, fai un po' di product placement, manda un documento chiaro e in buon inglese per cercare sponsor e poi scatta le foto e condividi online. Così valorizzi il tuo territorio, ti fai conoscere, provi a viverci, la salute ringrazia.

No, non è così facile anzi è difficilissimo oggi più di ieri lavorare nella comunicazione e restare sereni ma continua a essere bello e utile se si usa il tempo per investire su un'idea forte e fare rete.





venerdì 26 dicembre 2014

Natale, se non è solo per spot

Mai avrei pensato che l'anziano prete che celebra la messa avrebbe tirato fuori, proprio all'inizio dell'omelia della notte di Natale, uno spot pubblicitario, la Grande Guerra, il segno di pace. Va be', il segno di pace sì. Non sono sicura che tutti abbiano compreso l'intreccio - eravamo tanti, mancavano le fonti del discorso, l'audio può fare cilecca -, ma le premesse per uno storytelling crossmediale c'erano tutte.

Si parte dal video pubblicitario che la catena di supermercati britannici Sainsbury ha realizzato per vendere tavolette di cioccolata: tre minuti di una storia vera di tregua tra gli eserciti inglese e tedesco che nel 1914 si combattevano sul fronte belga e che decidono di darsi ore di pace, celebrano una messa, giocano a pallone, si scambiano doni e strette di mano. Nello spot il dono è la tavoletta di cioccolato che il soldato inglese aveva ricevuto per posta poche ore prima da casa e che il soldato tedesco si ritrova in tasca. Payoff, “Christmas is for sharing” e marchio del supermercato in chiusura.

Si ricorda che è una storia vera, testimoniata dalle lettere che i soldati scrissero poi alle famiglie raccontando con stupore e gratitudine l'episodio partito dal basso, cioè da loro stessi, senza nessun ordine superiore anzi condannato dai generali, in modo spontaneo.
Prima pagina del Daily Mirror sulla tregua di Natale del 1914 fra inglesi e tedeschi

"Alle 4 del mattino la loro banda suonò alcuni canti, “God save the King” e “Home Sweet Home”. Puoi immaginare le nostre sensazioni. Più tardi vennero verso di noi, e i nostri uscirono per incontrarli. Nessuno di noi portava il fucile. Ho stretto le mani con alcuni di essi, e loro ci hanno dato sigarette e sigari. Non abbiamo sparato un colpo quel giorno. Abbiamo approfittato di quel giorno di quiete, guadagnando tempo sulla morte".


Fuciliere J. Reading. Lettera pubblicata sul Bucks Examiner l’8 gennaio 1915

Chi si è messo sulla traccia delle lettere è Antonio Besana, manager di una multinazionale che nel 2005 vede il film Joyeux Noël, di Christian Carion e vuole saperne di più, tanto da tradurre le lettere e mettere a disposizione una piccola e preziosa parte di una storia più grande e molto più triste. Eh già, perché lo spot parte dalla realtà e passa dal cinema, è furbo e fa commuovere, ha fatto ricerca e ha messo insieme strati di realtà e desideri, complimenti.

Intanto il racconto di Natale nella parrocchia di periferia a Roma va avanti, sottolineando il coraggio di tornare alla verità di esseri umani grazie a un Dio umano; siamo sempre di più e fa caldo, qualcuno si toglie la giacca e qualcun altro si siede per terra, appropriazione debita di suolo comunitario. Si canta in italiano mentre nello spot puoi imparare Stille Nacht e Silent Night a rime alternate.



venerdì 28 novembre 2014

Valore D, punto della situazione

Il 19 novembre sono stata alla Luiss di via Pola a Roma in ascolto delle donne manager al terzo Forum Nazionale di Valore D

L'associazione di grandi aziende nata nel 2009 per promuovere il ruolo della donna nell'impresa e spingerla ai vertici, donna e impresa, ha chiamato a raccolta imprenditrici, ministri, direttori del personale, consulenti.

Interessante perché il fatto di essere femmina si dava per scontato e ci si concentrava su come migliorare l'Italia tutta, dentro e fuori i confini. Interessante perché la collega più preparata e dall'approccio scientifico che avevo accanto si emozionava a scoprire la storia di donne di successo in ambito privato e pubblico, donne che avevano avuto più opportunità di me e lei, certo - chi imprese ereditate, chi l'inglese e i viaggi facili - ma non importa, vincono determinazione e merito e coraggio. E mentre lei si riempiva gli occhi e le orecchie di facce e di nomi, un'altra doveva lasciare la sala anzitempo per riprendere il figlio a scuola e un'altra aveva già lasciato il dolce al buffet perché richiamata in ufficio... Ed ecco lui, ancora una volta, sempre al maschile l'impedimento che invece è risorsa straordinaria per fare cose straordinarie senza ansie e traffico mentale, se solo lo si lasciasse stare: il tempo.

Il tempo di una stretta di mano e due sorrisi e via verso altre sale, incontri, consessi umani, famiglia certo, progetti comunque. Quanta fiducia ripongo allora nella ricerca McKinsey presentata da Giorgio Busnelli, in pratica la dimostrazione che i servizi pensati per il benessere del dipendente portano un misurabile beneficio economico anche alle aziende e che tra questi quello più richiesto è semplicemente, banalmente, il bene più prezioso, sempre lui, il tempo, leggi flessibilità di orario. Che non è part time o telelavoro, non è un lavoro flessibile ma gestione responsabile del lavoro valutato per obiettivi e questioni di merito. Il gelato era proprio buono, peccato che la collega non abbia fatto in tempo ad assaggiarlo.

Questo il programma della giornata e sui tweet accanto alcune istantanee fra foto, link e grafici. E scoprite come proprio su Twitter @Ale_Nigro abbia sintetizzato in un disegno il workshop sul welfare a cui abbiamo partecipato:-)



domenica 9 novembre 2014

The Berlin Wall of Sound

Oggi facciamo un esercizio di lingua e di storia.
In tedesco l'audio di un'abitante di Berlino Ovest, nata e cresciuta ai tempi del Muro. Oggi è il 25° anniversario della caduta del muro che divideva in due la città. Oggi voleranno via gli ottomila palloncini che sembrano lampioni e che percorrono 15 km sulle tracce del Muro di Berlino: sono stati accesi venerdì dal sindaco Klaus Wowereit che ha dato il via alle celebrazioni per i 25 anni dalla caduta del confine che divise la città per 28 anni.

Berlino, la Porta di Brandeburgo col "muro" di luce 

Katrin, la voce del contributo audio, ci dice che quando era piccola nella sua famiglia non si nominava la DDR ma si parlava piuttosto di "zona" e comunque l'argomento era una specie di tabù. Non capiva il senso della divisione della Germania in due parti e quando col padre andò a Berlino Est passando per quella che era una frontiera, il padre le disse che non si trattava di entrare in un altro paese "Wir fahren nicht in ein anderes Land": la Germania era comunque una. Il Muro, da vicino, faceva paura.

E Soundcloud.com, la piattaforma di condivisione audio fondata proprio a Berlino, festeggia la caduta del Muro con una traccia audio di 7 minuti e 32 secondi, il tempo che percorreva un'onda sonora lungo tutto il muro, 155 chilometri. Nome della traccia audio, The Berlin Wall of Sound. Dentro la traccia le voci, le grida, i rumori di quello che accadeva addosso al Muro.






lunedì 27 ottobre 2014

Una mostra da ascoltare al Maxxi di Roma


Ieri pomeriggio sono andata al Maxxi per ascoltare la mostra Open Museum Open City. Eh già, perché il museo si è svuotato di altre opere per lasciare spazio ai soli suoni, cioè alle installazioni che li facevano vibrare tra le sale. Eppure a me non ha dato il senso del vuoto, semmai del pieno: solo ora che ne scrivo penso che ho visto poco a fronte di una ricca esperienza uditiva domenicale che inizia già da fuori.


Si sentono martelli battenti, tracce audio che si sovrappongono - sono ben 47 e dentro c'è il lavoro degli scalpellini così come i colpi secchi di martello e scalpello -, s’intuisce uno spazio e un tempo lontani che ti entrano nelle orecchie. E’ Doing, di Lara Favaretto, omaggio al lavoro operaio, di fatica e ripetitivo, ti piace e ti disturba. Ma il suono all’ingresso è anche quello dell’acqua in Sonica Mappings, di Bill Fontana, che ha raccolto i suoni dell’Acquadetto Vergine a Roma e che apre il museo alla città che lo ospita.

La mostra è organizzata per temi a più livelli, alterna le chiacchiere di quartiere ai suoni di una rivolta in piazza, alla scomposizione di una melodia nota. Non sono brava a scrivere quello che ho sentito... Open Museum Open City merita una visita, anzi un'immersione sonora.




giovedì 18 settembre 2014

Co.Co.Co. Condomini, Cortili, Condivisione

Il mio audio documentario Condominium va in trasferta. E' stato infatti selezionato tra i cortometraggi al concorso Co.Co.Co. Condomini, Cortili, Condivisione di Festambiente-Mondi Possibili e lunedì 22 settembre dalle 22.00 sarà ascoltato al Parco Simon Bolivar zona Montesacro/Sempione, a Roma insieme ad altri interessanti titoli selezionati.

L'idea dell'iniziativa in generale e dell'audio doc in particolare è smuovere la pigrizia cittadina, affacciarci sul ballatoio a chiacchierare, condividere spazi e intenti.

L'orario e il giorno sono difficili, spero nella sorpresa e in coloro che abitano in zona. Mi auguro soprattutto che venga riconosciuta la scelta di farlo gareggiare audio tra i video, per questo fuori concorso, per questo già mi piace tanto. 

Durante la serata verranno comunicati i 3 vincitori (miglior film, premio originalità, miglior attore/attrice) e si terrà la votazione per il quarto premio, quello del pubblico.

Festambiente Mondi Possibili inizia domani, venerdì 19, e si conclude domenica 28 settembre.

Ci vediamo lì;-)


lunedì 8 settembre 2014

90DB – Festival internazionale delle Arti Sonore

Installazioni, concerti, laboratori legati alle arti sonore. Accade da giovedì 11 a domenica 14 settembre 2014 nel Parco dell’Appia Antica di Roma, più precisamente negli spazi dell'Ex-Cartiera Latina.

Si tratta della seconda edizione di 90dB–Festival Internazionale delle Arti Sonore, una rassegna dedicata alla sound art, alla digital art e alla sperimentazione sonora, a cura dell’Associazione culturale moorroom, con 21 artisti provenienti da tutto il mondo che indagano il rapporto fra suono, ambiente e innovazione.

E cosa significa tutto questo? Non lo so, l'unico modo per scoprirlo è andare, almeno in uno dei giorni della manifestazione che è a ingresso libero, è adatta a grandi e piccoli con laboratori e visite guidate, si trova in un posto bellissimo a Roma, chiude l'Estate Romana in modo originale.

Chi va? Chi viene?







giovedì 24 luglio 2014

L'audio nel museo. E Pasolini da Roma a Matera

Fino al 9 novembre Matera dedica una mostra a Pier Paolo Pasolini per celebrare i cinquant'anni dalle riprese del film Il Vangelo secondo Matteo, che fu girato nel 1964 proprio nella città dei sassi. 

Alcune foto del film le ho viste nella mostra che è terminata il 20 luglio al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ce ne sono altre scattate durante le lavorazioni di film come Mamma Roma, e questa qui sotto con Anna Magnani mi ha emozionato più di tutte. 

Pier Paolo Pasolini, Anna Magnani
Poi c'è la poesia, la mamma vera, c'è Roma e i quartieri popolari ma non solo quelli, c'è l'omosessualità e l'infamia. C'è la sua voce che si sente da un impianto audio che a volte non funziona bene e altre è coperto dalle voci di spezzoni dei suoi film. E qui veniamo alla gioia che ho provato a mettermi in cuffia o solo in ascolto della sua voce e delle sue interviste e poi alla frustrazione per non potermi godere fino in fondo l'esperienza sensoriale che risultava sì amplificata ma solo perché nella stessa sala erano installate almeno tre fonti audio e video che alla fine mi confondevano e poi si annullavano tra loro. E il solo audio aveva la peggio sul video.

Comunque, neanche l'assenza di sedute e appoggi mi ha scoraggiato dall'autentica goduria di stare vicino a un uomo e un artista importante che mi piace, però avrei voluto entrare ancora un po' di più dentro la mostra, bastava veramente poco, perché il percorso cronologico e l'idea di base che alterna la Roma di oggi e di ieri funzionava e le scelte audio visive dentro altri luoghi (Comizi d'amore dentro la vecchia auto) pure.


giovedì 17 luglio 2014

"It's me", identità sonora in ufficio

Qualche giorno fa arriva un link nella mia casella di posta: www.worldlisteningproject.org

E' l'organizzazione no profit che si occupa di "paesaggio sonoro", di comprensione della realtà attraverso l'ascolto e le registrazioni in loco.

Mi invita a partecipare alla Giornata Mondiale dell'Ascolto il 18 luglio, cioè oggi, anniversario della nascita del compositore R. Murray Schafer, a cui si devono le riflessioni sull'ecologia acustica e il paesaggio sonoro, appunto.

scatole in ufficio. Foto A. Rapone

Il tema è affascinante, "Listen To You!", e io partecipo. In poco tempo registro i suoni dell'ambiente sonoro che frequento di più, l'ufficio, la grande azienda. Ascolto le mie voci e quelle dei colleghi, poi scelgo l'opzione off proprio per il brusio di fondo dell'open space e lascio parlare la "musica del mio lavoro", ossia la mani sulla tastiera del pc. Non mi basta, mi serve una scatola molto grande per far venire fuori quello che sta dentro, l'ostinata ricerca di relazioni umane, la vera comunicazione. Ripeto It's me, è il titolo di questo breve lavoro audio.


Ascolta It's me.












lunedì 2 giugno 2014

Autori della realtà

Con disinvoltura siamo passati da una storia ambientata a Roma fra urtisti e peromanti - sapete chi sono? Io l'ho scoperto soltanto martedì scorso - al Nord Est dove un nuovo modello di sviluppo è necessario e dovrà essere diverso dal precedente che ha provocato macerie, alla storia del telefono, poi dentro il centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Ponte Galeria a Roma, all'interno di un condominio, anzi Condominium, in Ucraina terra di confine, fra alcune testimonianze fatte di eroina.

Sette audio documentari in ascolto al Nuovo Cinema Aquila di Roma, pomeriggi sprofondati in comode poltrone, parole e suoni che ti fanno venire in mente altre parole e altri suoni, persone e situazioni, ognuno pensi per sé, si asciughi una lacrimuccia, abbracci chi vuole e decida chi essere da grande.

Alla prima edizione del Premio AudioDoc a cui ho partecipato anche io con Condominium. Come ti rompo le scatole, il suono messo a punto per l'ascolto in dolby surround ci ha raccolti anche se eravamo dispersi, non pochi ma non tanti, ancora distanti le persone dalla spinta a osare di usare solo le orecchie, scappare dal posto di lavoro anzitempo, forse, raggiungere le "proiezioni sonore" e scoprire altre realtà, per pochi minuti o qualche ora insieme agli sconosciuti. No, non è pericoloso.

Ha vinto A questo punto. Viaggio in un possibile NORD EST prossimo venturo di Jonathan Zenti, autore della realtà. Complimenti.



venerdì 9 maggio 2014

Un condominio dentro l'altro. Domani a Roma

La cosa buffa è che un condominio entrerà dentro un altro condominio e che l'ascolto si scoprirà a matrioska. Succede domani sabato 10 maggio alle 18.00 e domenica 11 maggio alle 16.00 presso  presso COW Collaborative Working Officine Libetta (via Libetta 15) a Roma.

Il mio audio documentario Condominium. Come ti rompo le scatole sarà ospitato per un ascolto dal vivo organizzato dalle associazioni Viaggio per l’Italia e Audiodoc presso COW Collaborative Working Officine Libetta (via Libetta 15) nell’ambito della manifestazione Open House Roma 2014.

Sono tantissimi i luoghi da scoprire in questo fine settimana, da quelli storici a quelli moderni e modernissimi, agli spazi di lavoro e alle persone che li animano, questa è la parte più interessante per me. Roma è una città bella e difficile, ancora misteriosa soprattutto per i romani.

Per conoscerla e tentare di capirla un po' di più ci sono iniziative come Open House, che permette di aprire e far luce su tesori che non per forza stanno dentro le guide turistiche tradizionali. Se volete anche l'ascolto, oltre alla vista e al gusto, domani va in onda Condominium per tutti. E dico tutti perché ci saranno momenti di coinvolgimento del pubblico ascoltatore di una storia fatta da microstorie quotidiane.

In un’architettura lineare e popolare, dove “popolare” significa tutti uguali e inscatolati negli stessi appartamenti, le relazioni umane possono ancora fare ancora la differenza. L’audio documentario è qui il mezzo utile per ascoltare, conoscere, costruire nuove fondamenta.


giovedì 1 maggio 2014

Il pic nic dieci anni dopo

Primo maggio, sono andata a un pic nic organizzato da amici di amici. "Imbucata" ai pic nic è più facile che invitata non direttamente a feste o cene a casa: lo spazio e la giornata di festa aiutano a socializzare e prendere un pezzo di salsiccia al volo. E poi lo spirito del pic nic può essere anche questo, aggiungi un posto sul prato e porta il pallone, se il vino non ce l'hai, per il resto sei benvenuta a prescindere.

Era tanto che non partecipavo a un pic nic di una cinquantina di persona, forse dieci anni o anche più. E lo scarto temporale si è fatto subito sentire. Se dieci anni fa si parlava di fidanzati, di genitori che rompono, di primi o secondi lavori, dei ricordi dell'università che qualcuno aveva finito da poco, quest'anno la domanda è stata: "Che ne pensi di Rosa? La confermeranno oppure si deve cercare un altro lavoro? Perché ancora non l'ha trovato?" Tra la grigliata e la chitarra e le partite a pallone s'intende, ma domande e silenzi fioccavano come il polline portato dal vento.

In macchina, poi, la radio commentava una simpatica classifica delle lauree utili e di quelle inutili. Con superficialità si andava dall'inutilità di Lingue, Scienze politiche e Scienze della Comunicazione messe insieme all'utilità di Scienze statistiche per cui i commentatori non sapevano che dire e in cosa consistesse. Ecco, meno male che ora leggo Giovanna Cosenza che riprende il filo dei discorsi e mi spiega Le classifiche ingannevoli sulle lauree “utili” e “inutili”, ossia quanto i dati riportati dal consorzio AlmaLaurea da cui partono classifiche e commenti siano stati trattati, presentati, commentati male.

Del resto, se seguissimo la stessa logica si potrebbero stilare classifiche di trasmissioni radio "utili" e "inutili", di voci da buttare nel cestino e di quelle da tenere ai fini di una corretta informazione e di una giornata, o solo mezz'ora, passata all'ascolto in buona compagnia anziché no.

No, non sono riusciti a rovinarci il pic nic, ma la spensieratezza è sempre più una conquista quotidiana.



domenica 20 aprile 2014

Buona Pasqua

"Non è stato indeciso, non è stato qualunquista, ha fatto una scelta e l'ha portata avanti fino in fondo". Mi sono detta: ah, finalmente un vero uomo, ché di questi tempi e in ogni tempo comunque c'è necessità. Continuo la lettura, cerco il proprietario delle virgolette e il nome dell'uomo, arrivo qui.

E allora non mi basta, voglio leggere tutto il discorso del papa sfacciato che parla di Gesù.

"La disillusione porta anche ad una sorta di fuga, a ricercare “isole” o momenti di tregua. E’ qualcosa di simile all’atteggiamento di Pilato, il “lavarsi le mani”. Un atteggiamento che appare “pragmatico”, ma che di fatto ignora il grido di giustizia, di umanità e di responsabilità sociale e porta all’individualismo, all’ipocrisia, se non ad una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione".

Di fronte a cambiamenti e difficoltà per alcuni, sul lavoro un collega qualche giorno fa mi dice: "Io cerco di farmi gli affari miei... finché mi va bene... non voglio essere un rompiscatole". 

Ecco, metti questa affermazione insieme al fatto che don Abbondio e il suo "il coraggio uno non se lo può dare" mi sono stati subito antipatici, mettici anche il ricordo di Pilato e la scelta di Gesù, be', buona Pasqua allora è un augurio lungo tutto l'anno, anzi tutti gli anni. Un augurio impegnativo.


venerdì 18 aprile 2014

Audio documentari al cinema, il concorso. Anzi, il contest

Si chiama “Contest, il documentario in sala” ed è la rassegna dedicata al cinema del reale che si svolge dal 27 maggio al 1 giugno prossimi al Nuovo Cinema Aquila a Roma. Si chiama Premio AudioDoc il concorso di audio documentari che quest’anno si lega alla quarta edizione della rassegna cinematografica e invita alla partecipazione e all’ascolto di opere sonore edite e inedite a tema libero.


Il Premio è organizzato dall’associazione di audio documentaristi indipendenti Audiodoc e Tratti Documentari.

In finale arriveranno sei audio documentari valutati da una giuria popolare e da alcuni esperti del settore. Al miglior audio documentario sarà assegnato un premio di 1.000 euro. 

È possibile far parte della giuria del pubblico compilando la richiesta di partecipazione disponibile sul sito del Nuovo Cinema Aquila.


Maggiori informazioni sono anche sul sito Audiodoc, con il bando e la scheda di iscrizione.



sabato 8 marzo 2014

Donne con l'hula hoop, anzi con l'ula-op

Le donne che preferisco sono quelle gentili senza essere nobili, capaci di dire le parolacce senza perdere la fede e mantenendo il rossetto. Magari col vizio del burro di cacao, dell'amico immaginario anche se hanno quarant'anni, anzi proprio perché ce l'hanno, quarant'anni e l'amico immaginario, allegre senza motivo e per questo sfacciate. Allegre pure coi lacrimoni mentre guidano e si appanna la vista e l'uomo al semaforo non sa se pulire il vetro o mollare tutto il pacchetto di fazzoletti. Compie il primo gesto e si becca la parolaccia, perché certe donne decidono loro quando dare conforto oppure riceverlo. 

E i lacrimoni se li portano fin sotto casa, perché l'amico vero non è andato alla loro festa di compleanno, ché neanche alle elementari ci avrebbero badato tanto, indaffarate com'erano a crescere egoiste e quindi a cercare una possibilità di difendersi a scuola. Poi hanno letto un paio di libri come Piccole donne e Una ragazza fuori moda e hanno pensato che anche negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso si potesse stare sopra un albero con in mano una mela e nell'altra la penna, provando a diventare scrittrici senza darla al primo venuto. 

Sciocche anche senza ciocche ribelli al vento, coi capelli corti che fanno indipendenza già prima di andare a vivere da sole, o con le amiche, o col secondo venuto. Infarcite di nozioni di diritto del lavoro, rudimenti sindacali, commercialiste e principesse del foro alle prese coi primi lavori e la necessità di difendersi sul lavoro, stavolta. Lì incontrano altre donne e scoprono che non tutte hanno letto gli stessi libri da piccole, che con le parolacce si può fare carriera e la fede la portano solo al dito, ché fa cultura-famiglia-sicurezza sociale, che la parola "contratto" fa paura e il contatto umano anche di più. Sulle scrivanie sporche c'è una bottiglietta di amuchina, aumenta la presenza sui social network. 

Hula hoop e piedi, foto A. Rapone
Continuano a scrivere e a fare di conto, perché se l'istruzione è importante, la formazione continua lo è ancora di più, vanno anche a ballare, perché tutto cervello agli uomini non piace e a loro neppure. Ma agli uomini non piace ballare, si sa, e allora escono insieme, parrucchiere e impiegate, insegnanti e negozianti, libere professioniste e disoccupate che spesso sono la stessa persona. Fanno caciara, si dice a Roma, bevono e una bottiglia di birra finisce sul tettino della loro auto bella ma è stato un altro, un maschio. Non sono fortunate, no, di solito no.

Si buttano giù, si sentono sole e incomprese, anche se a volte ne vanno pure orgogliose, perché nel frattempo hanno imparato che il dolore fa esperienza e senza esperienza si è meno ricche, intanto hanno acceso un mutuo e scelto di essere povere. A volte l'orgoglio viene messo da parte e si sciolgono al telefono con quello carino, o con quello brutto che tanto è lo stesso. E la mattina, davanti al tazzone di tè che hanno sempre preferito al latte, si piacciono e compiacciono un po', senza esagerare. Solo il tempo di puntare all'ultimo regalo di compleanno delle amiche, farci un giro e pure una risata, restare a guardarsi i piedi e pensare che forse non è tardi per muoversi e cercare altro, vai a sapere cos'è.

Intanto iniziano con l'hula hoop, cioè con l'ula-op, che gira se ti impegni a farlo girare, se coordini il bacino, il braccio, la gamba... con tutto il corpo, se ti scuoti, insomma. E resti allegra, sempre un po' sfacciata, di nuovo egoista. Un po' affaticata perché le candeline che hai spento da poco erano tante. Auguri. 








giovedì 19 dicembre 2013

Le formule degli auguri di Natale

Si arrovella l'azienda nel cercare la formula d'auguri che includa i cristiani ma non faccia danni alle relazioni con coloro che professano altre religioni, si chiede l'inquilino italiano se debba fare gli auguri al vicino di casa egiziano per cui forse è Natale anche per lui, magari spostato un po' in avanti nel calendario che conosciamo, rivendico anche per me i dolci e dolcetti che la collega tanto devota ha regalato negli anni ai ragazzi mentre per le ragazze dello stesso ufficio ha preferito libri di stampo religioso.

E' buffo il Natale quando mette a nudo il politically correct nostrano e ci permette di riderci su.

Il Natale però esiste non solo in Italia e non solo in Europa: diverse e simili sono le usanze sociali e religiose che arrivano in Giappone, in India. In Germania e nell’Europa del Nord l’albero di Natale e le luci che ci piacciono tanto derivano dalle feste pagane, in primis da quella che saluta e ringrazia il sole. Esiste se siamo cristiani, e ricordiamo perciò la nascita in Medio Oriente del bambino ebreo “figlio di Dio”, esiste se lo identifichiamo col cappello rosso e la faccia barbuta e rubiconda del vecchietto che è finito in America e tornato in Italia distribuisce ancora regali ai bambini, e pensare che era partito come san Nicola, e non era ciccione.

Auguri natalizi -
fonte, islamitalia.it
Abbiamo ogni riferimento “scientifico” per scrivere e per dire la parola "Natale" negli auguri che ci scambiamo, del resto lo facciamo spontaneamente senza chiederci se crediamo a “quel” bambino – ma a un bambino che nasce ci crediamo sempre anche se non è Salvatore, prova è la sua esistenza e i nostri sorrisi sempre un po' beoti davanti a un neonato –, oppure se preferiamo le lucette sul balcone o se siamo più per il presepe o l’abete, di plastica o quello vero.

E allora buon Natale con buona pace di chi vive un’altra religione, di chi la questione non se la pone proprio, di chi in nome di una religione muore, di chi si ostina a fare regali sbagliati, di chi non vede l'ora di andare in ferie, beato perché ha un lavoro tra molti che non ce l'hanno o non ce l'hanno più.

Tempo fa la semiologa Giovanna Cosenza a proposito del politically correct sul suo blog scriveva: “Una società non diventa più rispettosa dei disabili (handicappati?) se li chiama non vedenti, né i privilegiati diventano più rispettosi di chi fa lavori umili se dicono operatore ecologico, collaboratrice domestica e così via. Analogamente, un omofobo resta omofobo anche se dice gay invece di frocio”.

Se in vino stat veritas, le parole “morbide” o tra virgolette sono come il vino a cui aggiungi l’acqua: perde sapore e verità. Perdono identità. E quando perdi identità il rischio è che perdi pure il rispetto degli altri.

Eh eh, allora anche “Auguri e figli maschi” potrebbe essere considerato un invito alla fecondità che discrimina le donne e le coppie che magari non possono avere figli. “Incrociamo le dita” non lo puoi dire senza aver prima controllato che il tuo interlocutore le abbia tutte. E per ricordare il giorno della propria nascita non basta un generico e onnicomprensivo auguri, ma si pretende “buon compleanno”.

Come dire, la sensibilità è materia sensibile che passa anche per una semplice frase di auguri. E visto che ogni anno è sempre Natale, mi chiedo perché non ci prepariamo per tempo per creare formule di auguri che siano sincere e non inattaccabili e per questo fredde e fasulle. Comincerei per esempio evitando il congiuntivo, perché il congiuntivo si porta dietro frasi come "... Che il tuo cuore possa aprirsi alla gioia", "che la serenità avvolga la tua casa e la tua famiglia", userei piuttosto l'indicativo per fare un invito "Oggi pranziamo insieme, vieni?" E mi scoccia un po' che in questi giorni me l'abbia rubato il Papa.