Se fossi un regista riprenderei il suono della fede al dito della donna mentre parla col ragazzo e si tocca i capelli. Che suono fanno i capelli, sono più o meno forti dell’anello che batte sul sostegno di metallo dentro il vagone della metropolitana? E’ l’inizio o la fine di una storia possibile? E’ una traccia di vita quotidiana che potrebbe essere registrata e poi riscritta. Potrebbe anche essere il lavoro d’artista di quello che in inglese si chiama foley artist, appunto, cioè il rumorista.
The foley artist è anche il titolo di un bellissimo cortometraggio diretto da Oliver Holms che racconta il lavoro di un progettista del suono per creare i suoni di un film, dal clic di una sveglia a quello dei passi sul pavimento di legno fino al colpo di scena finale. Mentre la ragazza protagonista del film inizia la sua giornata, il rumorista è già all’opera per accompagnarla coi suoni che segneranno i diversi momenti di vita.
Per molto tempo ho pensato che i suoni di un film venissero registrati tutti e solamente in presa diretta, dipende. Dipende da come si costruiscono i diversi piani sonori, dipende da come evitare o inserire tutto l’ambiente in cui è immerso un dialogo, per esempio. Dipende da quale piano si vuole privilegiare.
Come in un’orchestra che suona e il cui effetto totale è più forte se viene registrata con tutti gli strumenti insieme e non per tracce separate di realtà. Ma se uno strumento non va a tempo, è scordato o altro, il rischio è rifare o saltare la scena, la registrazione, la parte. La realtà è un'atra cosa, ma poi cosa? La realtà non esiste.
Insomma, chissà se la metropolitana che fischia ha coperto i suoni dei ragazzi e un rumorista fuori scena è dovuto intervenire per scoprire che suono fanno i capelli che si toccano e quanto pesa un anello al dito.
Fatti, idee e iniziative sull'ascolto. A cominciare da un racconto sonoro su lavoro e precariato che porta lo stesso nome di questo sito. Anzi, visto che è nato prima, chiede più spazio per farsi ascoltare...
lunedì 2 novembre 2015
mercoledì 14 ottobre 2015
Mi sento osservato da dentro, le telecamere ai tempi dello smart working
Lo Statuto dei lavoratori - legge 300/1970, articolo 4 - vieta ai datori di lavoro l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per controllare a distanza l'attività dei lavoratori.
Il Consiglio dei Ministi ha approvato gli ultimi quattro decreti del Jobs act, tra cui quello che prevede la "semplificazione dei rapporti di lavoro", e quindi le telecamere potranno essere accese solo dopo la firma di un accordo con i sindacati o con il ministero del Lavoro, e allora l'art. 4 dello Statuto dei lavoratori rimane salvo.
Il 20 ottobre a Milano l'Osservatorio Smart Working del Politecnico organizza il convegno di presentazione dei risultati della Ricerca 2015 sulla progettazione, regolamentazione, diffusione dello smart working in Italia.
Per gli smartphone così come per i tornelli all’ingresso dell’azienda, invece, non varrà la stessa logica e allora non ci sarà bisogno di autorizzazioni: gli strumenti di lavoro permetteranno di controllare i dipendenti. E le informazioni raccolte usando gli strumenti aziendali potranno poi essere usate dal datore di lavoro nell’ambito di provvedimenti disciplinari.
Vedi come l'Italia oscilla tra norme e regole, agilità e contenuti. Ce la faremo a tutelarci e far rispettare la nostra privacy pur lavorando tanto e anche fuori azienda?
Chiunque voglia realizzare progetti di smart working dovrà tenere presente l'aggiornamento alla normativa, per non far spaventare le aziende da un lato e il lavoratore dall'altra. Senza contare che è sul limite fra controllo e fiducia, diritti e doveri il gioco a cui tutti siamo chiamati a prendere parte.
sabato 3 ottobre 2015
#tempodelledonne, tempo da vivere insieme
Mi perdo nel sito e leggendo i tweet dell'iniziativa Il tempo delle donne, che il Corriere della Sera dedica a tutte le donne, appunto, fino a domenica 4 ottobre a Milano alla Triennale. Il tema è la maternità, ma mica solo la pancia e l'attesa, i bambini e i genitori: dentro c'è tanto e ogni piega di essere donna, uomo, giovane o nonna, bambino che si racconta, insomma umano alle prese con le faccende fondamentali della vita insieme ad altri umani e non tutti dello stesso quartiere ma dell'intero mondo.
Poche altre volte ho sentito la voglia di partire subito, a prescindere, senza organizzazione. Invece avrei dovuto organizzarmi prima e sistemare in tempo lavoro, affetti, impicci e imprevisti.
E' anche questo il tempo delle donne, quello tutto minuscolo, che si rimpiange un po' per averlo lasciato andare prima di tenerlo in mano per bene e averci fatto qualcosa. Allora scrivo un post nel mio blog, dopo diverse settimane dall'ultimo in cui raccontavo di una donna vista al cinema, Anna nel film Per amor vostro di Giuseppe Gaudino.
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| il colpo di vento fa saltare i piani. La foto è felice |
Comunque, a scanso di equivoci, il tempo delle donne è un punto della situazione e una raccolta continua di "storie, idee, azioni per partecipare al cambiamento", coinvolge i figli e anche chi non ce li ha, riguarda gli uomini e si apre a tutte le generazioni. M'invita a riconoscere quanto sia prezioso il contributo che diamo tutte e tutti al tempo che passiamo insieme e quanto dobbiamo fare di più ma senza ansie, solo per il gusto di stare e offrire, quindi ricevere, la nostra piccolissima bellissima parte.
Parole in cuffia, ascolto di noi nella mattina di sabato al mercato, in palestra, nel letto col gatto, insieme al marito, ad allattare, per strada senza meta con qualche sogno in testa. Dal parrucchiere per dargli forma. Buona giornata.
venerdì 18 settembre 2015
Per amor di comprensione, le parole sotto al film
Sono andata a vedere un film coi sottotitoli, italiani in un film italiano. Scelta stilistica, pensavo, visto che la protagonista traffica con parole e battute scritte: Anna, cioè Valeria Golino, fa la "suggeritrice" sul set, il "gobbo" su carta, e aiuta gli attori a non perdersi nella parte. Il film è Per amor vostro, di Giuseppe M. Gaudino, uscito ieri nelle sale e Coppa Volpi per Valeria Golino alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia.
E invece no, i sottotitoli servono per far capire a tutta Italia quello che i bravissimi attori nel film ambientato e dedicato a Napoli dicono, in napoletano. E invece io avrei preferito non vederli, anche se non danno mai fastidio e si accordano facilmente coi cambi di scena e col montaggio spinto e con le trovate pazzesche del film, vedi gli "effetti speciali".
Ma Roma in cui mi muovo è troppo vicina a Napoli, io il napoletano lo sento dentro, e chissà se un veneto o un astigiano capirebbero, si saranno chiesti alla produzione. Io scommetto di sì - non c'è solo dialetto, ci sono parole, inflessioni, modi di poggiarsi sulle lettere e riprendere fiato - e avrei scomesso sull'Italia e la lingua unite alla faccia di chi si chiude e teme l'incomprensione.
E poi c'è più di una scena in cui le donne parlano e non vengono sottotitolate... perché?
Potremmo pensare che il loro parlare sia più chiaro e non necessiti di altro aiuto, che nasca già generoso.
Ma sarebbero solo fatti nostri nel buio della sala, mentre intanto ci godiamo la musica degli Epsilon Indi, che con sapienza crea e s'infila negli ambienti sonori, l'autobus come la cucina di casa, il vento sul dirupo, la realtà e il sogno, anzi l'incubo, invenzioni e brani della tradizione popolare. Bravi, così bravi che quella musica me la sono portata a casa per continuare ad ascoltarla.
E invece no, i sottotitoli servono per far capire a tutta Italia quello che i bravissimi attori nel film ambientato e dedicato a Napoli dicono, in napoletano. E invece io avrei preferito non vederli, anche se non danno mai fastidio e si accordano facilmente coi cambi di scena e col montaggio spinto e con le trovate pazzesche del film, vedi gli "effetti speciali".
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| Per amor vostro - colonna sonora originale, sul mio divano:-) |
Ma Roma in cui mi muovo è troppo vicina a Napoli, io il napoletano lo sento dentro, e chissà se un veneto o un astigiano capirebbero, si saranno chiesti alla produzione. Io scommetto di sì - non c'è solo dialetto, ci sono parole, inflessioni, modi di poggiarsi sulle lettere e riprendere fiato - e avrei scomesso sull'Italia e la lingua unite alla faccia di chi si chiude e teme l'incomprensione.
E poi c'è più di una scena in cui le donne parlano e non vengono sottotitolate... perché?
Potremmo pensare che il loro parlare sia più chiaro e non necessiti di altro aiuto, che nasca già generoso.
Ma sarebbero solo fatti nostri nel buio della sala, mentre intanto ci godiamo la musica degli Epsilon Indi, che con sapienza crea e s'infila negli ambienti sonori, l'autobus come la cucina di casa, il vento sul dirupo, la realtà e il sogno, anzi l'incubo, invenzioni e brani della tradizione popolare. Bravi, così bravi che quella musica me la sono portata a casa per continuare ad ascoltarla.
venerdì 11 settembre 2015
Buon anno, di ascolto e relazioni
Dov'eravamo rimasti? Le vacanze, il registratore, le linguette ai libri per non dimenticare passaggi belli, insomma il nostro presente e la nostra memoria.
Uno dei metodi per allenarla, la memoria, e mantenerla giovane e capace di assorbire, elaborare e creare è l'atto primo di ogni conversazione e incontro, cioè l'ascolto. Che poi è anche, guarda un po', uno dei "ferri del mestiere" di editor, quello fondamentale e impastato di rispetto e attesa oltreché di orecchie.
A chi smonta e rimonta testi per lavoro il suggerimento è sempre quello di leggerli e rileggerli a voce alta per sentire se la voce inciampa o cammina spedita, se ha un'andatura sicura o sbilenca, se basta allacciare meglio una scarpa o se il terreno è di sabbia e conviene provare a stare a piedi nudi. Anche qui ci vuole allenamento, niente di esagerato ma anche niente di improvvisato. Insomma, affidarsi al suono e non solo alla mano e alla vista.
Mi rendo conto solo ora che c'è un momento che perfino precede i suoni, ed è semplicemente la relazione con se stessi. Lo scopro ancora in questo momento in cui ho appena finito di evidenziare la parola "relazione" della riga precedente e per cui ho scelto di non prendere anche l'articolo determinativo che la precede: non l'ho fatto solo perché così fan tutti, è comodo per il copia e incolla e i motori di ricerca, il significato passa per la parola lunga mica per l'articolo corto... e invece l'ho fatto soprattutt perché la voce si è interrotta subito dopo l'articolo e la parola "relazione" e per di più "con se stessi" è uscita con un'enfasi maggiore della forza delle lettere sulla tastiera. Perché mi sono fermata? Perché ho fatto quella brevissima eppure importante pausa? Perché ci credo, perché stava per arrivare il climax dell'intera frase. Perché era quello il punto su cui volevo portare l'attenzione e poi mettere sì il punto. Poi spiego.
Non che siamo sempre consapevoli di tutto questo processo mentre scriviamo, possiamo diventarlo nella fase precedente se ascoltiamo la nostra voce interiore e quindi le intenzioni che ci guidano a trattare un testo in un modo o nell'altro e possiamo diventarlo nella fase successiva, quella della revisione a voce alta.
"La parola ha senso solo in quanto è in rapporto con la profondità del proprio essere, che non è solo il giudizio che dà la mente, ma che è fatta dalle emozioni, dalle sensazioni, dalla memoria". Così sulla "Domenica" del Sole 24 Ore il 23 agosto scorso il poeta Franco Loi a proposito della poesia.
I suoni: guida per l'inconscio è il secondo "appuntamento" di una serie dedicata alla poesia, che mannaggia sembra sempre così lontana dalla realtà quando invece riacciuffa il passato e lo rende eterno presente e noi eterni ragazzi immersi nell'attimo fuggente.
Finite le vacanze e dopo aver usato il registratore, torno a fare l'editor, quindi ad ascoltarmi e ascoltare i suoni che arrivano attraverso la parola scritta e quella parlata. Buon anno a tutti.
Uno dei metodi per allenarla, la memoria, e mantenerla giovane e capace di assorbire, elaborare e creare è l'atto primo di ogni conversazione e incontro, cioè l'ascolto. Che poi è anche, guarda un po', uno dei "ferri del mestiere" di editor, quello fondamentale e impastato di rispetto e attesa oltreché di orecchie.
A chi smonta e rimonta testi per lavoro il suggerimento è sempre quello di leggerli e rileggerli a voce alta per sentire se la voce inciampa o cammina spedita, se ha un'andatura sicura o sbilenca, se basta allacciare meglio una scarpa o se il terreno è di sabbia e conviene provare a stare a piedi nudi. Anche qui ci vuole allenamento, niente di esagerato ma anche niente di improvvisato. Insomma, affidarsi al suono e non solo alla mano e alla vista.
Mi rendo conto solo ora che c'è un momento che perfino precede i suoni, ed è semplicemente la relazione con se stessi. Lo scopro ancora in questo momento in cui ho appena finito di evidenziare la parola "relazione" della riga precedente e per cui ho scelto di non prendere anche l'articolo determinativo che la precede: non l'ho fatto solo perché così fan tutti, è comodo per il copia e incolla e i motori di ricerca, il significato passa per la parola lunga mica per l'articolo corto... e invece l'ho fatto soprattutt perché la voce si è interrotta subito dopo l'articolo e la parola "relazione" e per di più "con se stessi" è uscita con un'enfasi maggiore della forza delle lettere sulla tastiera. Perché mi sono fermata? Perché ho fatto quella brevissima eppure importante pausa? Perché ci credo, perché stava per arrivare il climax dell'intera frase. Perché era quello il punto su cui volevo portare l'attenzione e poi mettere sì il punto. Poi spiego.
Non che siamo sempre consapevoli di tutto questo processo mentre scriviamo, possiamo diventarlo nella fase precedente se ascoltiamo la nostra voce interiore e quindi le intenzioni che ci guidano a trattare un testo in un modo o nell'altro e possiamo diventarlo nella fase successiva, quella della revisione a voce alta.
"La parola ha senso solo in quanto è in rapporto con la profondità del proprio essere, che non è solo il giudizio che dà la mente, ma che è fatta dalle emozioni, dalle sensazioni, dalla memoria". Così sulla "Domenica" del Sole 24 Ore il 23 agosto scorso il poeta Franco Loi a proposito della poesia.
I suoni: guida per l'inconscio è il secondo "appuntamento" di una serie dedicata alla poesia, che mannaggia sembra sempre così lontana dalla realtà quando invece riacciuffa il passato e lo rende eterno presente e noi eterni ragazzi immersi nell'attimo fuggente.
Finite le vacanze e dopo aver usato il registratore, torno a fare l'editor, quindi ad ascoltarmi e ascoltare i suoni che arrivano attraverso la parola scritta e quella parlata. Buon anno a tutti.
sabato 8 agosto 2015
Compiti per le vacanze 2
"Un'altra cosa che mi è appena tornata in mente. Una volta, in quel cinema, Jane ha fatto una cosa che per poco non mi lasciava secco. Stavano dando il cinegiornale o qualcosa del genere, e tutt'a un tratto mi sono sentito una mano sulla nuca, ed era la mano di Jane. Che cosa buffa, quella. Voglio dire, lei era giovanissima e via discorrendo, e se vedete una ragazza che mette la mano sulla nuca di qualcuno, sono sempre quasi tutte sui venticinque o i trent'anni, e di solito lo fanno ai loro mariti o ai loro bambini - io per esempio lo faccio alla mia sorellina Phoebe, ogni tanto. Ma se lo fa una ragazza giovanissima eccetera eccetera, è così carino che rischi di restarci secco".
Il giovane Holden non è il libro della mia giovinezza né quello che mi è piaciuto di più di J.D. Salinger, eppure io alla pagina 94 del libro nella collana "Gli Struzzi" ristampato nel 1999 feci una linguetta che mi ricorderà sempre su cosa mi bloccai. Cioè su quel gesto così naturale eppure sconvolgente per Holden giovane, così semplice eppure fuori età. Sarei mai stata in grado di rifarlo e di provarlo fuori pagina? Da adulta ci sono riuscita e lo sento ogni volta più vero, "così carino da restarci secca": la letteratura ha anticipato l'emozione quotidiana per chi mi sta a cuore.
Ed ecco altri compiti per le vacanze di questa calda estate. Dopo la scelta di registrare, possiamo riaprire un vecchio libro e riscoprire cosa ci era piaciuto di più, le righe che abbiamo cercato di tirare fuori e far vivere, quelle per cui abbiamo fatto linguette, usato penne o matite senza aver paura di sporcare o far male ma amando il testo a tal punto da volerlo portare fuori nella vita con noi.
Vale per i libri di carta - Il giovane Holden che ho ripreso in mano costava addirittura 25.000 lire, un atto di fiducia a partire dalla copertina bianca -, sugli ebook non posso dire nulla.
Il giovane Holden non è il libro della mia giovinezza né quello che mi è piaciuto di più di J.D. Salinger, eppure io alla pagina 94 del libro nella collana "Gli Struzzi" ristampato nel 1999 feci una linguetta che mi ricorderà sempre su cosa mi bloccai. Cioè su quel gesto così naturale eppure sconvolgente per Holden giovane, così semplice eppure fuori età. Sarei mai stata in grado di rifarlo e di provarlo fuori pagina? Da adulta ci sono riuscita e lo sento ogni volta più vero, "così carino da restarci secca": la letteratura ha anticipato l'emozione quotidiana per chi mi sta a cuore.
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| libri, righe di testo, pagine aperte - da Adnkronos sugli ebook, 22 luglio 2015 |
Vale per i libri di carta - Il giovane Holden che ho ripreso in mano costava addirittura 25.000 lire, un atto di fiducia a partire dalla copertina bianca -, sugli ebook non posso dire nulla.
mercoledì 5 agosto 2015
Si fa presto a dire smart working
Buffo che in questa calda estate in molti dal fresco degli uffici con l'aria condizionata mi inviino link ad articoli, post e commenti sul tema smart working. Sono amici, amici di amici, conoscenti e contatti vari che chiedono una possibilità diversa, in fondo quella di stare con la sabbia o coi ghiaccioli ai piedi, vicino ai bambini che hanno finito anche il centro estivo, evitando di aspettare o salire sui mezzi pubblici che s'inceppano per arrivare al lavoro.
Lo smart working può anche iniziare con la gestione dei luoghi dentro l'azienda, riorganizzando gli spazi oltre la scrivania personale e l'open space di scrivanie personali, con buona pace di chi si porta pianta, biscotti e foto dei figli per tutti.
Per quanto riguarda la gestione del tempo, si può già ampliare la flessibilità oraria in entrata e uscita, dando e chiedendo più fiducia e senso di responsabilità.
Per convincere i più riottosi, lavoratori o aziende, qualche numero: fare smart woking porta a un recupero di efficienza per una media del 20% con punte fino al 50%, secondo l’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Sul come e perché, due degli ultimi kink ricevuti, uno su alcuni casi concreti, un altro sulla ricerca Regus con 44.000 interviste effettuate a manager e professionisti in tutto il mondo.
Per ascoltare anche più di una storia, questo il link all'audio documentario Smart working. Contro il logorio della vita moderna che ho realizzato quest'anno per Rai Radio 3.
Lo smart working può anche iniziare con la gestione dei luoghi dentro l'azienda, riorganizzando gli spazi oltre la scrivania personale e l'open space di scrivanie personali, con buona pace di chi si porta pianta, biscotti e foto dei figli per tutti.
Per quanto riguarda la gestione del tempo, si può già ampliare la flessibilità oraria in entrata e uscita, dando e chiedendo più fiducia e senso di responsabilità.
Per convincere i più riottosi, lavoratori o aziende, qualche numero: fare smart woking porta a un recupero di efficienza per una media del 20% con punte fino al 50%, secondo l’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Sul come e perché, due degli ultimi kink ricevuti, uno su alcuni casi concreti, un altro sulla ricerca Regus con 44.000 interviste effettuate a manager e professionisti in tutto il mondo.
Per ascoltare anche più di una storia, questo il link all'audio documentario Smart working. Contro il logorio della vita moderna che ho realizzato quest'anno per Rai Radio 3.
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